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Libia: la stabilità che rende l’Europa più vulnerabile

Libia: la stabilità che rende l’Europa più vulnerabile

Di Ahmed Zaher

La visita del primo ministro libico Abdulhamid Dabaiba a Roma e l’incontro con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni confermano ancora una volta una dinamica che caratterizza da anni il rapporto tra Europa e Libia: la ricerca di una stabilità funzionale senza una reale costruzione dello Stato.

I principali dossier affrontati durante il vertice non hanno riguardato la ricostruzione delle istituzioni libiche o la soluzione della crisi di legittimità e frammentazione che attraversa il Paese dal 2011.
Al centro del confronto vi sono stati soprattutto energia, migrazione, controllo delle frontiere, sicurezza e cooperazione operativa.

Questo rivela con chiarezza la natura dell’attuale approccio europeo verso la Libia: gestire i rischi più che affrontarne le cause strutturali.

Ma proprio qui emerge la contraddizione principale.

Le stesse politiche pensate per proteggere l’Europa rischiano, nel lungo periodo, di aumentarne la vulnerabilità strategica.

Per anni l’Europa ha investito enormi risorse economiche e politiche nel contenimento dei flussi migratori, nella cooperazione di sicurezza e nella gestione operativa della crisi libica, senza però investire con la stessa intensità nella costruzione di uno Stato stabile, sovrano e istituzionalmente integrato.

Si è così consolidata una forma di “stabilità funzionale”: una stabilità capace di ridurre temporaneamente il livello del conflitto, mantenere aperti i canali energetici e contenere parte delle pressioni migratorie, ma incapace di produrre istituzioni realmente legittime e sostenibili.

Il risultato oggi è una Libia fragile, frammentata e altamente permeabile alle interferenze esterne, ai traffici illeciti e alla competizione geopolitica.

Anche la crescente presenza russa in Libia si è inserita dentro questo vuoto strategico prodotto da anni di gestione della crisi più che dalla sua soluzione.

Ma il rischio non riguarda soltanto la dimensione politica o militare.

Le recenti notizie sul sequestro di una gigantesca spedizione di cocaina ( stimata tra le 35 e le 40 tonnellate ) lungo una rotta collegata alla Libia orientale mostrano come uno Stato debole possa trasformarsi in uno spazio vulnerabile alle reti criminali transnazionali e ai traffici illeciti con impatto diretto sulla sicurezza del Mediterraneo e dell’Europa.

Anche il dossier energetico, uno dei principali pilastri della presenza italiana in Libia, appare molto più fragile di quanto sembri.

Le esportazioni di gas libico verso l’Italia sono progressivamente diminuite negli ultimi anni, mentre il gasdotto GreenStream continua a operare molto al di sotto della sua capacità teorica.

Questo declino viene collegato a diversi fattori strutturali: l’aumento della domanda interna libica, le debolezze infrastrutturali del settore energetico, la ridotta capacità di trattamento, il progressivo depauperamento dei giacimenti maturi e la persistente instabilità politica e operativa.

In questo contesto, i nuovi investimenti energetici non rappresentano semplicemente un’espansione produttiva, ma anche un tentativo strategico di compensare un progressivo deterioramento strutturale del settore.

In altre parole, anche la sicurezza energetica europea resta esposta e vulnerabile finché la Libia continua a rimanere uno Stato incompiuto.

Ed è qui che si conferma il punto centrale.

Il problema della Libia non è la mancanza di iniziative o di formati negoziali.
Il problema è una struttura politica che continua a riprodurre la crisi attraverso ogni tentativo di gestirla.

Cambia la forma, ma la struttura resta la stessa.

Per questo il vero nodo non è semplicemente la stabilizzazione della Libia, ma la costruzione di uno Stato reale.

Perché coordinare centri di potere non significa necessariamente costruire istituzioni statali.
E una stabilità fondata soltanto sulla gestione degli equilibri può forse contenere temporaneamente il caos, ma non produce uno Stato sovrano, né un partner stabile e affidabile.

Al contrario, rischia di trasformare la fragilità libica in una vulnerabilità permanente anche per l’Europa stessa.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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