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EGITTO. UNA SCOPERTA ITALIANA RIAPRE IL MISTERO DEL VETRO DI TUTANKHAMON

EGITTO. UNA SCOPERTA ITALIANA RIAPRE IL MISTERO DEL VETRO DI TUTANKHAMON

di Noha Iraqii

IL CAIRO- Da quasi un secolo il cosiddetto Vetro del Deserto Libico rappresenta uno dei fenomeni naturali più affascinanti e misteriosi mai scoperti nel Nord Africa. Questo straordinario vetro naturale di colore giallo dorato, disseminato tra il deserto occidentale egiziano e la Libia orientale, continua a interrogare geologi, astronomi e archeologi di tutto il mondo.

La sua storia non riguarda soltanto la scienza moderna. Questo materiale era già conosciuto e apprezzato dagli antichi Egizi migliaia di anni fa. La prova più celebre è stata trovata nella tomba del faraone Tutankhamon, dove uno splendido scarabeo scolpito proprio nel Vetro del Deserto Libico decorava uno dei gioielli più preziosi del giovane sovrano.

Ma da dove proviene realmente questo vetro?

La domanda tormenta gli scienziati da decenni.

Secondo una teoria, circa 29 milioni di anni fa un enorme asteroide o una cometa si sarebbe schiantato sulla Terra, generando temperature e pressioni talmente elevate da fondere istantaneamente la sabbia del deserto, trasformandola in vetro.

Un’altra ipotesi suggerisce invece che il corpo celeste non abbia mai raggiunto il suolo. Sarebbe esploso nell’atmosfera, liberando un’enorme quantità di energia capace di fondere il terreno sottostante senza lasciare un evidente cratere da impatto.

Ed è proprio l’assenza di un cratere chiaramente identificabile ad aver alimentato per anni il mistero.

Ora però una nuova ricerca condotta dagli studiosi dell’Università di Milano-Bicocca potrebbe aver compiuto un importante passo avanti verso la soluzione dell’enigma.

I ricercatori hanno analizzato minuscoli cristalli di zircone nascosti all’interno del vetro. Lo zircone è considerato una sorta di archivio geologico naturale perché conserva informazioni sugli eventi estremi che hanno interessato la Terra nel corso della sua storia.

Le analisi hanno rivelato strutture microscopiche molto particolari, simili a piccoli rami, che si formano normalmente quando un materiale viene sottoposto a temperature eccezionalmente elevate e poi raffreddato in tempi rapidissimi.

I risultati sono sorprendenti.

Secondo gli studiosi, il materiale avrebbe raggiunto temperature superiori ai 2.250 gradi Celsius, ben oltre quelle normalmente prodotte dalla maggior parte delle eruzioni vulcaniche.

I cristalli mostrano inoltre di essersi completamente fusi e successivamente ricristallizzati in maniera estremamente rapida, un processo che suggerisce un evento improvviso e violentissimo.

In altre parole, questi minuscoli frammenti sembrano aver conservato una vera e propria registrazione microscopica della catastrofe cosmica che ha dato origine al vetro.

La ricerca non è ancora in grado di stabilire definitivamente se il fenomeno sia stato causato da un impatto diretto o da un’esplosione atmosferica, ma conferma con sempre maggiore certezza che il Vetro del Deserto Libico si è formato in condizioni assolutamente eccezionali.

Ed è proprio questo che rende la scoperta così affascinante.

Un materiale nato probabilmente da un evento cosmico devastante è stato raccolto dagli antichi Egizi, lavorato da abili artigiani e infine collocato tra i tesori destinati ad accompagnare Tutankhamon nell’aldilà.

Ventinove milioni di anni dopo quella remota esplosione cosmica, la scienza moderna continua ancora a cercare di decifrarne i segreti.

© Associazione Italo-Egiziana Eridanus. Tutti i diritti riservati.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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