AMSI-CO-MAI-UXU, EMERGENZA MIGRANTI ITALIA-EUROPA. «LA GUERRA SUI CONFINI NON PUÒ SOSTITUIRE UNA SOLIDA POLITICA SULL’IMMIGRAZIONE

AMSI-CO-MAI-UXU, EMERGENZA MIGRANTI ITALIA-EUROPA. «LA GUERRA SUI CONFINI NON PUÒ SOSTITUIRE UNA SOLIDA POLITICA SULL’IMMIGRAZIONE»
Aodi: «141 morti, 5mila migranti rimasti a Ceuta e 500 minori nel centro di accoglienza non sono numeri da ignorare. Maggioranza e opposizione di casa nostra discutono di rimpatri e frontiere, mentre resta irrisolto il problema centrale: costruire immigrazione programmata, vera inclusione, integrazione nel lavoro e una strategia comune europea. Sicurezza e accoglienza non possono continuare a essere usate come bandiere contrapposte»
ROMA, 21 AGO 2026 – La crisi migratoria esplosa a Ceuta il 30 e 31 luglio continua ad alimentare il confronto politico italiano ed europeo sull’immigrazione. Sono 72mila le persone entrate nella città autonoma spagnola dal Marocco e il bilancio della tragedia ha raggiunto 141 morti. Il ministro dell’Interno spagnolo aveva indicato che 70mila persone avevano lasciato Ceuta; nella città sono rimasti 5mila migranti. I minori identificati dalla Polizia nazionale hanno raggiunto quota 2.168 e il Governo sta lavorando al trasferimento urgente nella penisola di 500 ragazze minorenni.
La crisi investe direttamente anche l’Italia. Le opposizioni attaccano il Governo Meloni sulla gestione dei migranti, parlando di un «clamoroso boomerang» dopo la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti dublinanti. L’esecutivo punta invece sugli strumenti e sui meccanismi di compensazione previsti dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.
Parallelamente resta aperto lo scontro tra Italia e Spagna. Roma ha ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere aeree e marittime per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna; Madrid ne ha chiesto la revoca e ha successivamente introdotto controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia, in vigore fino al 7 settembre. La Commissione europea ha richiamato entrambi i Paesi alla natura temporanea delle misure e alla necessità di preservare la fiducia tra gli Stati membri.
Su questo scenario AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) analizzano l’emergenza e le sue conseguenze politiche, senza entrare nello scontro tra maggioranza e opposizione né nel confronto tra Roma e Madrid, e richiamano Italia ed Europa alla costruzione di una politica comune su immigrazione, integrazione, sicurezza e cooperazione.
A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata.
«L’ASSURDA GUERRA SUI CONFINI STA FACENDO DIMENTICARE LA VERA INCLUSIONE»
«Quello che sta accadendo dopo Ceuta dimostra ancora una volta che l’immigrazione viene affrontata soprattutto quando esplode un’emergenza. Oggi vediamo in Italia maggioranza e opposizione confrontarsi duramente sui rimpatri e sui dublinanti e contemporaneamente assistiamo a uno scontro tra due importanti Paesi europei come Italia e Spagna sui controlli e su Schengen. Non intendiamo schierarci né nella battaglia politica italiana né nel confronto tra i due governi. La nostra preoccupazione è un’altra: l’assurda guerra sui confini e le continue lotte politiche rischiano di far dimenticare la questione fondamentale, che è la vera inclusione», afferma Aodi.
«Controllare le frontiere e garantire la legalità è necessario, ma fermarsi alla parola rimpatrio non significa avere una politica migratoria. Allo stesso modo, parlare soltanto di accoglienza senza programmazione, regole e percorsi di autonomia non risolve il problema. Occorre conoscere i fabbisogni lavorativi dei Paesi europei, costruire ingressi regolari, contrastare trafficanti e organizzazioni criminali, velocizzare le procedure per chi ha diritto alla protezione e applicare le regole per chi non possiede i requisiti per rimanere. Sicurezza, legalità, solidarietà e integrazione devono stare nella stessa strategia».
MINORI E SALUTE: «2.168 IDENTIFICATI, SERVONO PROTEZIONE E PERCORSI CONCRETI»
Particolare attenzione viene rivolta ai 2.168 minori identificati a Ceuta e al trasferimento urgente di 500 ragazze minorenni nella penisola spagnola.
«Quando ci sono più di duemila minori coinvolti non possiamo trasformare la loro condizione in un terreno di scontro politico. Bisogna identificarli, verificare le situazioni familiari, proteggerli e garantire assistenza sanitaria, psicologica e sociale. Dove esistono le condizioni per un ricongiungimento familiare sicuro bisogna lavorare in quella direzione; negli altri casi occorrono percorsi di tutela e integrazione», sottolinea Aodi.
«Continuiamo a respingere l’associazione automatica tra migranti e malattie. I migranti non portano malattie: spesso si ammalano durante il viaggio o dopo l’arrivo a causa di disidratazione, ferite, traumi, condizioni igieniche difficili, problemi dermatologici e gastrointestinali e conseguenze psicologiche legate a violenze, paura e precarietà. Per questo chiediamo da anni una vera sanità di frontiera europea», prosegue Aodi.
CASO DUBLINANTI, SEI PAESI PREPARANO O HANNO AVVIATO I TRASFERIMENTI VERSO L’ITALIA
Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia e Svezia hanno annunciato la ripresa dei trasferimenti dei dublinanti verso l’Italia e nelle ultime ore si sono aggiunti i Paesi Bassi, portando a sei il numero dei Paesi che hanno deciso di procedere. Helsinki prepara i trasferimenti, Stoccolma ne ha già effettuati, mentre la Svizzera avvierà le operazioni dalla fine di agosto e ha già prenotato i primi voli.
Nel 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di presa in carico da parte degli altri Paesi europei, contro 5.279 richieste avanzate verso altri Stati. Con l’entrata in applicazione, il 12 giugno 2026, delle nuove regole del Patto europeo si è riaperto il confronto sulla responsabilità dello Stato competente per le domande di asilo. Il Governo italiano considera superate, sulla base degli accordi raggiunti con alcuni Paesi, le richieste relative alle persone arrivate prima di quella data e per quelle successive punta anche sui meccanismi di compensazione. Francia e Spagna hanno scelto per ora di non procedere con i trasferimenti verso l’Italia.
AODI: «L’EUROPA SI DIVIDE E SCARICA LE RESPONSABILITÀ. SERVE UNA POLITICA COMUNE»
«Il caso dei dublinanti dimostra ancora una volta il fallimento politico dell’Europa sull’immigrazione. Invece di essere unita nell’affrontare un fenomeno che riguarda tutti, l’Europa continua a essere profondamente divisa: ogni Paese cerca di trasferire responsabilità e migranti all’altro e il tema viene troppo spesso utilizzato in funzione della politica interna dei singoli Stati. L’Italia era sola e oggi rischia di essere ancora più sola. Nel frattempo viene trascurato tutto il processo che dovrebbe accompagnare l’immigrazione: inclusione, integrazione, lavoro, sicurezza, diritti e doveri», afferma Aodi.
«Negli ultimi quindici anni la politica europea sull’immigrazione non ha costruito una vera strategia per l’inclusione e l’integrazione. Governi di orientamenti diversi si sono succeduti in Italia e in Europa, abbiamo assistito a viaggi istituzionali verso l’Africa, vertici e accordi bilaterali, ma manca ancora una politica comune capace di affrontare insieme le cause delle partenze, gli ingressi regolari, l’integrazione e la cooperazione con i Paesi di origine».
IL MODELLO DELLA “BUONA IMMIGRAZIONE” E IL MANIFESTO “UNIONE PER L’ITALIA”
Aodi richiama il percorso avviato dalla rete all’inizio degli anni Duemila e oggi rilanciato attraverso il Manifesto politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”.
«Dal 2000 abbiamo proposto ai governi italiani ed europei il nostro modello della “Buona Immigrazione”. Siamo stati tra i primi a parlare insieme di immigrazione e integrazione, cittadinanza, immigrazione programmata e qualificata, principio dei diritti e dei doveri, rispetto dei diritti umani e solidarietà. Oggi con il Manifesto “Unione per l’Italia” vogliamo riaprire un confronto costruttivo su integrazione, inclusione, sicurezza e cooperazione internazionale».
«Dobbiamo costruire percorsi che consentano a chi arriva regolarmente di diventare parte attiva della società e del mondo del lavoro. Per i professionisti di origine straniera chiediamo procedure più rapide per il riconoscimento e l’equipollenza dei titoli di studio conseguiti all’estero, il superamento degli ostacoli legati alla cittadinanza nell’accesso stabile al lavoro pubblico e tutele concrete contro il precariato. Non possiamo cercare medici, infermieri e altri professionisti internazionali quando mancano lavoratori e poi dimenticare integrazione, diritti e valorizzazione del merito».
«Bisogna inoltre aiutare sul serio le persone nei loro Paesi di origine, investendo in salute, formazione, sviluppo e opportunità. Chiediamo accordi internazionali trasparenti, cooperazione sanitaria, canali regolari di ingresso e un vero Piano Marshall europeo per la salute. Non possiamo sottrarre indiscriminatamente professionisti sanitari a Paesi che hanno già sistemi sanitari fragili e poi chiamarla cooperazione».
«Ceuta, il caso dei dublinanti e le divisioni tra gli Stati ci dicono che continuare a scaricare responsabilità da un Paese all’altro non è una politica migratoria. Dopo quindici anni dobbiamo riconoscere ciò che non ha funzionato e cambiare strada. Inclusione, integrazione, sicurezza, cooperazione internazionale, diritti e doveri devono diventare parti della stessa strategia. La politica torni a costruire soluzioni invece di trasformare ogni emergenza in uno scontro tra Paesi europei», conclude Aodi.
UFFICIO STAMPA CONGIUNTO Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS redazione@aiscnews.it www.unitiperunire.org www.aiscnews.org Centro Medico Iris Italia – Roma Tel. 06 8862793




