Rara intervista con l’agenzia di stampa Nova: Ambasciatrice palestinese a Roma: La nostra causa è politica prima di essere umanitaria, e l’occupazione è la radice della crisi

Rara intervista con l’agenzia di stampa Nova: Ambasciatrice palestinese a Roma: La nostra causa è politica prima di essere umanitaria, e l’occupazione è la radice della crisi
A cura di: Hamed Khalifa – Agenzia di stampa Nova (Esclusiva)
L’Ambasciatrice dello Stato di Palestina in Italia e Rappresentante Permanente presso le Agenzie delle Nazioni Unite a Roma, Mona Abu Amara, ha affermato che la causa palestinese è “principalmente una questione politica, non meramente umanitaria”. Ha sottolineato che qualsiasi iniziativa di soccorso, per quanto importante, non raggiungerà una soluzione duratura se non sarà accompagnata da un processo politico che ponga fine all’occupazione.
In un’ampia intervista con l’agenzia di stampa italiana Nova, Abu Amara ha espresso il suo apprezzamento per le iniziative italiane a sostegno della Striscia di Gaza, in particolare per l’evacuazione dei palestinesi feriti per le cure negli ospedali italiani e per il progetto “Yupals”, che ha permesso agli studenti universitari di Gaza di proseguire gli studi in Italia.
Ha affermato che gli studenti palestinesi “riflettono la vera immagine del popolo palestinese e smentiscono la propaganda israeliana”, ribadendo che il popolo palestinese possiede talenti e menti eccezionali, privati del diritto all’istruzione a causa della guerra. L’ambasciatrice ha sottolineato che migliaia di bambini palestinesi necessitano di cure mediche, invitando la comunità internazionale a esercitare pressioni per l’apertura dei valichi di frontiera affinché i pazienti possano ricevere assistenza sanitaria. Ha ribadito che porre fine all’occupazione deve essere una priorità, al pari degli aiuti umanitari.
Ha inoltre sottolineato l’importanza della continuità operativa dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), considerandola l’unica agenzia in grado di raggiungere i gruppi più vulnerabili nei territori palestinesi.
Sul fronte politico, Abu Amara ha descritto le discussioni europee sul divieto di importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani come un “passo atteso da tempo”, affermando che il commercio con gli insediamenti costituisce un sostegno al progetto di insediamento. Ha citato la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede la cessazione delle attività di insediamento nei territori palestinesi occupati.
L’ambasciatrice ha affrontato la situazione in Cisgiordania, definendo la continua espansione degli insediamenti e le violenze contro i palestinesi una “politica sistematica”. Ha inoltre affermato che il raggiungimento di una soluzione a due Stati richiede una reale volontà politica da parte della comunità internazionale e la responsabilizzazione di Israele per le sue violazioni. Riguardo alla guerra a Gaza, ha sottolineato che la priorità dell’Autorità Palestinese è sempre stata, e rimane, un cessate il fuoco permanente, osservando che qualsiasi tregua temporanea non garantisce la sicurezza né consente la piena distribuzione degli aiuti umanitari.
Ha aggiunto che il futuro della Striscia di Gaza è inseparabile dal futuro della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, ribadendo che l’Autorità Palestinese è il rappresentante ufficiale del popolo palestinese e che qualsiasi futuro accordo politico deve rientrare nel quadro dell’unità dei territori palestinesi.
Ha inoltre commentato le dichiarazioni israeliane sulla ripresa delle attività di insediamento nella Striscia di Gaza, considerandola un’estensione della politica di insediamento israeliana in atto da decenni. Ha affermato che la distruzione delle infrastrutture nella Striscia mira, a suo avviso, a minare le possibilità dei palestinesi di rimanere sulla propria terra.
In conclusione, Abu Amara ha sottolineato che i palestinesi, sia musulmani che cristiani, formano un unico tessuto nazionale, affermando che la causa palestinese non è un conflitto religioso, bensì la lotta di un popolo che cerca la libertà, la fine dell’occupazione e la creazione di un proprio stato indipendente.




