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Al-Sisi: «L’Egitto difende il territorio saudita e non lancia attacchi contro lo Yemen»

Al-Sisi: «L’Egitto difende il territorio saudita e non lancia attacchi contro lo Yemen»

Di Noha Iraqi

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi ha partecipato oggi alla sessione dedicata alla sicurezza della patria e dei cittadini, nell’ambito della terza giornata del Forum Egitto 2026. All’incontro erano presenti il primo ministro Mostafa Madbouly, il generale Ashraf Salem Zaher, ministro della Difesa e della Produzione militare, il ministro dell’Interno Mahmoud Tawfiq, il ministro degli Esteri, della Cooperazione internazionale e degli Egiziani all’estero Badr Abdel Aaty, nonché il generale Mohamed Abdel Rahman Rabie, capo delle Operazioni delle Forze armate e presidente dell’Autorità nazionale per la gestione delle crisi e delle emergenze.
Secondo quanto riferito dal portavoce ufficiale della Presidenza della Repubblica, la sessione si è aperta con la proiezione del filmato «Il tuo messaggio è ascoltato… un percorso di risposta», dedicato agli sforzi delle istituzioni statali, in particolare del Ministero dell’Interno, per garantire sicurezza e tranquillità ai cittadini, soprattutto dopo gli eventi del gennaio 2011.

Nel suo intervento, il ministro dell’Interno Mahmoud Tawfiq ha illustrato le iniziative intraprese per modernizzare il sistema di sicurezza, contrastare la criminalità e ripristinare la sicurezza nelle strade egiziane, sottolineando l’impegno delle autorità nel rispondere tempestivamente alle segnalazioni dei cittadini.
A titolo di esempio, ha citato il forte calo dei furti d’auto, diminuiti del 94%.
Il ministro ha spiegato che il dicastero ha elaborato un piano organico per riorganizzare il sistema di sicurezza alla luce dell’evoluzione delle tecniche utilizzate per commettere reati. Il piano si articola in cinque direttrici principali: modernizzazione delle strutture di polizia e introduzione di tecnologie avanzate; creazione di un sistema integrato basato su metodi scientifici, intelligenza artificiale e individuazione precoce dei fenomeni criminali; sviluppo delle risorse umane e formazione di personale specializzato nella criminalità informatica, nella proprietà intellettuale e nel monitoraggio preventivo delle organizzazioni terroristiche; sensibilizzazione dei cittadini; aggiornamento delle politiche sanzionatorie nei confronti delle persone condannate.

Il portavoce ufficiale, l’ambasciatore Mohamed El-Shennawy, ha inoltre riferito che il generale Mohamed Abdel Rahman Rabie ha illustrato I meccanismi operativi dell’Autorità nazionale per la gestione delle crisi e delle emergenze e del Centro di coordinamento per la difesa dello Stato.

L’Autorità, posta sotto la Presidenza della Repubblica, è un organismo pubblico sovrano dotato di personalità giuridica e autonomia in ambito amministrativo, tecnico e di sicurezza. Il suo compito è tutelare la sicurezza nazionale egiziana, proteggere I beni pubblici e privati e salvaguardare la sicurezza e la stabilità dei cittadini. Sono state completate le procedure amministrative e giuridiche necessarie alla sua istituzione e sono disponibili le strutture operative indispensabili per affrontare efficacemente le situazioni di crisi.

Politica estera e sicurezza nazionale
Il ministro degli Esteri Badr Abdel Aaty ha sottolineato che la politica estera è ormai al centro dell’attenzione di tutte le componenti della società egiziana, poiché rappresenta un’estensione della politica interna. Le due dimensioni sono strettamente connesse: una politica estera efficace nasce dalla stabilità interna, mentre gli sviluppi internazionali incidono direttamente sulla situazione nazionale.

Abdel Aaty ha osservato che l’Egitto è circondato da Paesi interessati da crisi e conflitti che hanno ripercussioni sulla sicurezza nazionale. Ha inoltre evidenziato che il Cairo mantiene relazioni e partenariati strategici con le principali potenze mondiali, gestiti con prudenza sulla base della dottrina dell’«equilibrio strategico» promossa dal presidente Al-Sisi.

Per quanto riguarda il Mar Rosso, il ministro ha ribadito l’impegno dell’Egitto a consolidare la sicurezza e la stabilità della regione in collaborazione con gli Stati rivieraschi, attraverso partenariati nei settori della logistica, dell’economia e dello sviluppo turistico.
Cooperazione con l’Africa
Il ministro ha sottolineato che il futuro economico e lo sviluppo dell’Egitto sono strettamente legati alla crescita del continente africano.

Ha ricordato che il presidente Al-Sisi ha effettuato 38 visite nei Paesi africani, un numero senza precedenti, con l’obiettivo di rafforzare la solidarietà e la cooperazione con gli Stati del continente.

Sicurezza idrica e Corno d’Africa
In merito alla sicurezza idrica, Abdel Aaty ha definito la questione esistenziale per l’Egitto, affermando che la vita di 110 milioni di cittadini non può essere subordinata alla volontà unilaterale di alcuna parte. Ha ribadito che il Cairo chiede esclusivamente il rispetto delle norme del diritto internazionale.

Il ministro ha inoltre illustrato I principi che guidano la politica egiziana nei confronti dei Paesi del Corno d’Africa: non ingerenza negli affari interni degli Stati, rispetto della loro unità e indipendenza, ferma opposizione alla secessione e alla frammentazione dei Paesi della regione, nonché gestione delle questioni relative all’accesso al mare attraverso il coordinamento e gli accordi con gli Stati confinanti.
La crisi sudanese
Riguardo al Sudan, Abdel Aaty ha sottolineato il carattere storico delle relazioni tra I due Paesi e ha ribadito il sostegno dell’Egitto all’unità e alla stabilità dello Stato sudanese.

Il Cairo, ha affermato, non consentirà la divisione del Sudan né il collasso delle sue istituzioni statali. Gli sforzi diplomatici egiziani proseguono, in collaborazione con gli altri attori regionali, per raggiungere una soluzione politica alla crisi.

La questione palestinese
Sulla questione palestinese, il ministro ha ribadito la posizione costante del presidente Al-Sisi contro qualsiasi tentativo di trasferimento forzato della popolazione palestinese.

Ha inoltre evidenziato l’impegno dell’Egitto per garantire la continuità degli aiuti umanitari, precisando che attraverso il valico di Rafah sono entrate forniture per un volume complessivo superiore a un milione di tonnellate.
Il Cairo continua a impegnarsi per preservare la causa palestinese dai tentativi di liquidarla e per promuovere il raggiungimento di un’intesa tra le diverse componenti palestinesi.

Al-Sisi: proteggere le istituzioni dello Stato per preservare la stabilità
Nel corso del suo intervento, il presidente Al-Sisi ha sottolineato che colpire le istituzioni statali è una strategia volta a provocare il crollo dei Paesi, come emerso chiaramente durante gli eventi del 2011.

Ha evidenziato che le Forze armate e il Ministero dell’Interno rappresentano I due pilastri della sicurezza nazionale e che I tentativi di colpire il Ministero dell’Interno, in quanto componente fondamentale del sistema di sicurezza, non si sono mai interrotti.
Esaminando gli sviluppi degli ultimi anni, il presidente ha osservato che continua a essere alimentata un’immagine negativa dell’operato del Ministero dell’Interno. A volte, ha aggiunto, anche il modo in cui vengono affrontati e commentati gli avvenimenti quotidiani può contribuire involontariamente a rafforzare tale percezione.

Per questo motivo, ha sottolineato la necessità che il Ministero dell’Interno promuova iniziative volte a migliorare e preservare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni di sicurezza.

Al-Sisi ha ricordato che gli attacchi contro l’apparato di sicurezza verificatisi nel 2011 rientravano in un progetto volto a destabilizzare lo Stato egiziano.
Ha quindi ribadito l’importanza di proteggere le istituzioni nazionali, avvertendo che il loro indebolimento può condurre al collasso dello Stato e generare conseguenze estremamente gravi, come dimostrano le condizioni di diversi Paesi della regione.

Il presidente ha invitato a mantenere viva la memoria degli eventi del 2011 per evitare che si ripetano. Ha richiamato l’attenzione sugli attacchi alle forze di sicurezza, sull’irruzione nei centri di polizia e nelle carceri e sulla fuga di 33.000 detenuti, con le conseguenze che ne derivarono.

Ha inoltre sottolineato che gli attacchi contro la polizia e le Forze armate mirano anche a mettere in discussione la competenza e l’efficienza di queste istituzioni. Uno Stato, ha affermato, difficilmente può essere destabilizzato finché le sue istituzioni rimangono solide e godono della fiducia dei cittadini.

In questo contesto, Al-Sisi ha invitato le Forze armate e il Ministero dell’Interno a elaborare ulteriori iniziative per mantenere un dialogo costante con la popolazione e comunicare in modo trasparente I fatti, contribuendo così a rafforzare la fiducia pubblica.
Centri di riabilitazione e reinserimento
Il presidente ha spiegato che la costruzione, la ristrutturazione e la modernizzazione dei centri di riabilitazione e reinserimento penitenziario rispondono a una visione etica, religiosa e umanitaria, secondo cui una persona non deve essere punita due volte per lo stesso reato.

L’obiettivo, ha precisato, è favorire il recupero della persona e trasformare I condannati in membri utili alla società. Per questo lo Stato ha avviato la trasformazione delle carceri in centri dedicati alla riabilitazione e al reinserimento.

Al-Sisi ha sottolineato l’importanza di organizzare visite a queste strutture per consentire ai cittadini di conoscere direttamente il lavoro svolto. Ha inoltre ricordato che I gravi danni provocati dagli eventi precedenti al 2011 hanno spinto lo Stato a ripensare profondamente il sistema di sicurezza negli istituti di detenzione, un settore che continua a essere oggetto di critiche e contestazioni.

Il presidente ha quindi invitato I Ministeri della Difesa e dell’Interno a presentare nuove proposte e iniziative per rafforzare il dialogo con la popolazione ed evitare che si crei una frattura tra I cittadini e le istituzioni dello Stato.

Il ruolo dell’Autorità nazionale per la gestione delle crisi
Al-Sisi ha definito l’Autorità nazionale per la gestione delle crisi e delle emergenze un organismo di supporto allo Stato e al governo nella gestione delle situazioni di crisi e di emergenza su tutto il territorio nazionale.

Grazie anche alla banca dati sviluppata, l’Autorità dispone delle capacità necessarie per svolgere I propri compiti e rappresenta un ulteriore strumento di monitoraggio e sostegno per le istituzioni, contribuendo a migliorare l’efficienza dell’azione statale e governativa.

I principi della politica estera egiziana
Il presidente ha ricordato che, dal 2014, la politica estera egiziana si fonda su alcuni principi fondamentali: non ingerenza negli affari interni degli altri Stati, rifiuto delle cospirazioni, salvaguardia dell’unità nazionale e delle istituzioni statali, mancata collaborazione con le milizie armate, cooperazione per la ricostruzione e lo sviluppo e mantenimento di relazioni equilibrate e positive con tutti I Paesi.
Ha inoltre sottolineato la necessità di preservare l’equilibrio strategico, evitando che lo Stato assuma decisioni o intraprenda iniziative sotto la pressione dell’opinione pubblica.
La questione della diga etiope e la sicurezza idrica
Nel corso della sessione, il ministro delle Risorse idriche e dell’Irrigazione, Hani Sewilam, ha illustrato gli sforzi compiuti negli anni per proteggere l’Egitto dai rischi connessi alla diga etiope sul Nilo Azzurro.

Ha spiegato che le direttive impartite miravano a impedire che eventuali conseguenze negative ricadessero sui cittadini egiziani. A questo scopo sono stati realizzati impianti di trattamento delle acque e diversi progetti, tra cui il rivestimento dei canali irrigui e il progetto del Nuovo Delta.

Il ministro ha precisato che il volume annuo delle acque trattate e riutilizzate ha raggiunto 23,2 miliardi di metri cubi. Queste iniziative mirano a proteggere la popolazione dagli effetti di eventuali misure unilaterali, dai cambiamenti climatici e dall’aumento demografico.

Sewilam ha ricordato che l’Egitto ha mantenuto un atteggiamento paziente e prudente nella gestione della questione della diga, ricorrendo ai negoziati e all’Accordo sui principi per dimostrare la propria buona volontà nei confronti dell’Etiopia. Tuttavia, secondo il ministro, la parte etiope non ha attuato l’accordo.

Ha inoltre riferito che I negoziati ospitati a Washington avevano portato alla definizione di un’intesa equilibrata, accettata dalle delegazioni di Egitto, Etiopia e Sudan. Prima della firma, tuttavia, l’Etiopia si sarebbe sottratta all’accordo. I successivi sviluppi non hanno prodotto risultati e l’Egitto ha infine deciso di non proseguire I negoziati.

Il ministro ha sottolineato che il bacino del Nilo non si limita all’Etiopia e che, durante la presidenza Al-Sisi, le relazioni con gli altri Paesi del bacino meridionale hanno raggiunto livelli particolarmente elevati.

Gli investimenti egiziani in questi Paesi hanno raggiunto 120 milioni di dollari e comprendono progetti per la realizzazione di pozzi e dighe, interventi di protezione dalle inondazioni e assistenza tecnica per la creazione di centri di previsione meteorologica, oltre a visite e scambi istituzionali.

Secondo Sewilam, esistono soluzioni concrete, purché vi sia la volontà di cooperare da parte di tutti gli Stati interessati.

Tra le proposte figura la realizzazione di una rete elettrica che colleghi I Paesi del bacino del Nilo all’Egitto. In questo modo, ha osservato, la produzione di energia elettrica non dovrebbe essere utilizzata come giustificazione per la costruzione di dighe, poiché si tratta di una questione tecnica risolvibile anche attraverso altre forme di cooperazione.
Il ministro ha aggiunto che I Paesi del bacino del Nilo dispongono complessivamente di circa 7.000 miliardi di metri cubi di acqua piovana, una risorsa che potrebbe essere raccolta e utilizzata per l’agricoltura, il consumo umano e l’industria.

Ha inoltre indicato che le risorse idriche del bacino del Nilo sono stimate tra 1.600 e 2.000 miliardi di metri cubi all’anno, mentre all’Egitto spettano 55,5 miliardi di metri cubi annui, una quantità inferiore al 3% delle precipitazioni che interessano I Paesi del bacino.

Secondo il ministro, il problema idrico dell’Egitto deriva soprattutto dalla limitata disponibilità di risorse naturali sul proprio territorio. Per questo ha ribadito la necessità di rafforzare la cooperazione con gli altri Paesi del bacino del Nilo, al fine di valorizzare le risorse disponibili e garantire benefici condivisi.

Al-Sisi: la sicurezza del Golfo è parte della sicurezza nazionale araba
Concludendo il suo intervento, il presidente Al-Sisi ha ribadito la necessità che l’Egitto continui a rafforzare le proprie capacità e che l’opinione pubblica nazionale rimanga consapevole e coesa, alla luce dei numerosi rischi che interessano la regione, non limitati alla questione della diga etiope.

Ha sottolineato che la sicurezza nazionale araba è indivisibile e che la stabilità dei Paesi fratelli del Golfo riguarda direttamente l’Egitto sotto il profilo della sicurezza nazionale.

Il presidente ha inoltre richiamato la necessità di ripristinare la stabilità in tutti I Paesi arabi, tra cui Sudan, Libia e Somalia, ribadendo che il sostegno egiziano agli Stati del Golfo rappresenta una naturale estensione del principio di sicurezza nazionale araba condivisa.
Infine, Al-Sisi ha chiarito che l’impegno militare egiziano è finalizzato esclusivamente alla difesa del territorio dell’Arabia Saudita e non
Comprende attacchi contro lo Yemen.

 

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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