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UN MONDO DA SOCIALIZZARE

 

UN MONDO DA SOCIALIZZARE

di Cinzia Battistini

Un sociologo in ambito familiare, sappiamo che non interviene come un terapeuta clinico, figura che spetta a psicologi o psicoterapeuti, ma agisce come esperto delle relazioni, dei contesti sociali e delle transizioni di vita. Il suo intervento all’interno o a supporto di una famiglia serve principalmente a comprendere e superare le problematiche che nascono dal rapporto tra il nucleo familiare e il mondo esterno, come scuola, lavoro, servizi sociali, comunità.

La presa di coscienza del fenomeno affidi in Italia, merita di essere studiato ed approfondito.
Vanno, a parere mio, sperimentate soluzioni che arginino gli effetti collaterali ed esponenziali in futuro, che tanto nefasto impatto potranno avere sul tessuto sociale. Va fatto, e ci vorrei lavorare anche con l’Associazione Sociologi Italiani ASI, un esatto piano di analisi delle scienze sociologiche che giocoforza non possono essere contraddistinte da sistemi univoci, ma assolutamente personali e personalizzabili.
Precipua relazione degna di interazione fra l’individuo, la società, tramite la sociologia.
Il mio libro, “Diritto alla Verità un caso di Affido a Fandogna” Edizioni Armando, tratta direttamente le problematiche che poi affronterò.
Una recente Sentenza di condanna per l’italia, da parte della Corte Europea, ha ripreso punti salienti, sollevati nel libro, rappresentati in atti giuridici autentici, integrali su fatti veri, ovviamente celando protagonisti ed Autorità.
Questo libro è una testimonianza indiretta che il problema affidi, derivi anche da una standardizzazione, “catena di smontaggio” che non può essere condivisa in simili situazioni, usando linee guida, anziché precise analisi caso per caso. Ci troviamo davanti a problematiche sociali che possono avere pluralità di genesi, imput e peculiarità, di ordine clinico, personale, familiare, sociale ed incipit plurimi, contestuali o non.
È errato e utopistico pensare a procedure standard che portino univocamente i bambini lontani dai genitori, dalle famiglie.
La privatizzazione della tutela minorile e le derive del sistema degli affidi.
Negli ultimi 33 anni, il paradigma del welfare ha subìto una profonda metamorfosi, scivolando progressivamente verso logiche di mercato e di esternalizzazione dei servizi essenziali.
Tra le pieghe di questa transizione, l’ambito della tutela dei minori rappresenta una delle frontiere più critiche e dolorose e con impatti sulle famiglie, da pochi compresi ed immaginati.
Si assiste sempre più frequentemente a dinamiche in cui i bambini vengono allontanati dai nuclei familiari d’origine non per oggettivi e comprovati pericoli di abuso o grave negligenza, ma per la mancata conformità dei genitori alle prescrizioni e ai modelli standardizzati imposti dagli operatori del settore sociale.
Questo fenomeno si inserisce all’interno di un sistema in cui lo Stato ha progressivamente abdicato alle proprie funzioni storiche, delegando la gestione del disagio sociale e la cura dei minori a soggetti privati attraverso il meccanismo dell’appalto e della consulenza privata.
La rinuncia dello Stato alla gestione diretta di queste situazioni, ha ridefinito la natura stessa dell’intervento pubblico.
Quello che un tempo era un pilastro della solidarietà sociale e del sostegno alle famiglie in difficoltà, si è trasformato in una filiera burocratica, frammentata, privatistica, inevitabilmente speculativa, a volte di possibili inciuci, senza un reale controllio di autorità dedicate.
Il ricorso a cooperative, comunità alloggio e strutture private per la gestione dei minori allontanati ha introdotto una logica di mercato in un settore che dovrebbe essere guidato esclusivamente dal superiore interesse del fanciullo e poi delle famiglie.
Quando la gestione dei minori diventa una fonte di profitto per enti privati, si crea un intrinseco conflitto di interessi: la permanenza del minore nella struttura o il mantenimento del regime di affido generano flussi finanziari e rette giornaliere che alimentano l’indotto economico dei gestori, oltretutto con costi molto elevati che non creano alcun beneficio diretto, nei soggetti bisognosi di tutele.
La conformità normativa come strumento di controllo
In questo contesto, la valutazione delle competenze genitoriali, rischia di perdere la sua funzione di supporto per trasformarsi in un dispositivo di controllo e di sanzione. Anche la colpa, senza remissione se si fosse inadeguati?
I genitori che non si allineano pedissequamente alle indicazioni, spesso rigide e forse discutibili, opinabili, o decontestualizzate, degli operatori, vengono frequentemente etichettati come “non collaborativi” o “inadeguati”.
Questa pretesa di conformità non tiene conto delle specificità culturali, economiche e psicologiche delle famiglie, finendo per punire la povertà o il dissenso piuttosto che prevenire il danno. L’allontanamento diventa così una misura punitiva e sbrigativa, anziché l’estrema ratio a cui ricorrere solo dopo il fallimento di reali politiche di sostegno domiciliare, le quali, essendo meno remunerative per la filiera privata, vengono sistematicamente definanziate.
Ci sono evidenti criticità strutturali del sistema delle tutele attuate negli ultimi decenni.
In seguito alla confronto nato durante convegni e manifestazioni in difesa delle famiglie, la collaborazione e lo scambio di idee in materia di servizi sociali l ASI nelle persone del direttivo di ASI- Deputazione Centro Italia: la presidente Viorica Bunduc, la dott.ssa Patrizia di Nelle e la dott.ssa Sara Spoletini hanno dato un contributo di idee che ho valutato positivo per il rinnovo e il cambiamento di un settore che coinvolge molte persone e che tocca una sfera importante: la famiglia e l’infanzia.
Occorre un esatto piano di analisi delle scienze sociologiche che giocoforza non possono essere contraddistinte da sistemi univoci, ma assolutamente personali e personalizzabili.
Il mio libro “Diritto alla Verità. Un caso di affido a Fandogna”, racconta una storia umana e giudiziale fra le più tipiche e assurde e può essere usato come testo didattico dell’attuale situazione. L’analisi sociologica evidenzia diverse e profonde criticità strutturali radicate in questo modello: asimmetria di potere e burocratizzazione.
L’attuale rapporto tra gli operatori esternalizzati (Coop, Enti Religiosi, coppie affidatarie legate a network) e le famiglie naturali è caratterizzato da uno squilibrio totale. I rapporti tecnici redatti dagli operatori quasi tutti con lauree in psicologia o scienza dell’educazione, assumono un valore quasi insindacabile nei tribunali, privando spesso i genitori di una reale possibilità di difesa e di ascolto.
Meglio sarebbe introdurre la figura degli Sociologi nella fase preventiva.
Altrimenti la perversione degli incentivi economici, il sistema tariffario basato sulle rette giornaliere per la gestione dei minori crea un incentivo perverso al prolungamento dell’istituzionalizzazione o dell’affido, a discapito dei progetti di ricongiungimento familiare, parentale che richiederebbero investimenti sul nucleo naturale d’origine.
Frammentazione e precarizzazione dei servizi: la delega al privato sociale comporta spesso un’elevata rotazione del personale, con educatori e assistenti sociali precari, sottopagati e sovraccarichi di lavoro anziché figure operative nel dare una mano alle famiglie sul piano concreto sociale ed economico. Con il vecchio sistema impossibile la costruzione di relazioni di fiducia stabili e continuative per gli Enti, sia con i minori, sia con le famiglie naturali sostituite.
E’ mancata, in questo decennio, la funzione preventiva del sostegno e la trasformazione dei servizi sociali in acquirenti di prestazioni esterne ha ridotto drasticamente la capacità di fare prevenzione sul territorio.
Lo Stato interveniva e ad oggi interviene solo quando la crisi è conclamata, prediligendo la rimozione del sintomo che non può e deve essere il bambino, anziché la cura del tessuto sociale, la famiglia. L’ aiuto del sociologo che con riservatezza da’ una mano,
In conclusione, l’allontanamento di un minore dalla propria famiglia rappresenta uno dei traumi più profondi che un individuo e una comunità possano sperimentare.
Quando tale misura diventa l’esito di un meccanismo burocratico influenzato da interessi economici privati e da logiche di pura conformità comportamentale, il sistema di tutela fallisce la sua missione originaria.
È urgente una riflessione sociologica e politica che rimetta al centro la responsabilità diretta dello Stato, sottraendo la carne viva dei minori alle dinamiche del profitto e restituendo a servizi sociali la loro funzione fondamentale: sostenere le famiglie, non sostituirle.
Oltretutto il fenomeno è enorme, si parla anche di 40.000 casi di minori all’anno e questo significa non meno di 100.000 all’anno persone, con un impatto sociologico devastante sulla stabilità sociale perché con simili numeri, si rischia di ipotecare il futuro per generazioni e milioni di persone ogni decenni…e ne sono già passati 33 di anni.
Il mio libro, in questa veste, racconta non solo un problema giuridico, ma sociale. Avv. Cinzia Battistini

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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