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EGITTO, NUOVA SCOPERTA A TELL ABU SAIFI: TRACCE DELL’ANTICA MESEN

EGITTO, NUOVA SCOPERTA A TELL ABU SAIFI: TRACCE DELL’ANTICA MESEN

di Noha Iraqii

Il Cairo — Una nuova scoperta archeologica nell’Egitto orientale potrebbe contribuire a ridisegnare la mappa della Via militare di Horus e, soprattutto, rafforzare l’ipotesi sull’ubicazione dell’antica città egizia di Mesen, conosciuta attraverso testi e fonti dell’epoca faraonica ma la cui identificazione non è stata ancora definitivamente accertata.

La missione archeologica egiziana impegnata nel sito di Tell Abu Saifi, a Qantara Est, nel Governatorato di Ismailia, ha raggiunto durante la stagione di scavi di quest’anno una serie di risultati scientifici di particolare importanza, riportati dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità.

Il ritrovamento di maggiore rilievo è metà di un grande architrave superiore in arenaria risalente all’epoca di Ramses II, spezzato in due parti e inciso su tre lati. Sul reperto compaiono i titoli del grande faraone della XIX dinastia e, soprattutto, un testo che fa riferimento ai lavori di restauro eseguiti su una statua del dio “Horus, Signore della città di Mesen”.

Un’indicazione che gli archeologi considerano particolarmente importante per determinare l’identità dell’antico insediamento.

TELL ABU SAIFI E IL MISTERO DELLA CITTÀ DI MESEN

Gli scavi rientrano nel programma portato avanti dal Ministero del Turismo e delle Antichità, attraverso il Consiglio Supremo delle Antichità, per documentare i siti archeologici situati lungo la frontiera orientale dell’Egitto e ricostruire con maggiore precisione il tracciato della storica Via di Horus.

Il ministro del Turismo e delle Antichità Sherif Fathy ha sottolineato come i nuovi risultati rappresentino un’importante aggiunta agli studi sui siti archeologici del Sinai settentrionale e della regione di Qantara.

Secondo il ministro, le scoperte mostrano il ruolo strategico e civile svolto dall’area nella protezione dei confini orientali dell’Egitto attraverso differenti periodi storici.

La prosecuzione degli scavi nei siti collegati alla Via di Horus permette inoltre di ricostruire progressivamente il percorso, le fortificazioni e le stazioni che costituivano uno dei principali sistemi di collegamento e difesa dell’Egitto antico verso il Sinai e il Levante.

UN IMPONENTE RECINTO IN MATTONI CRUDI

Le nuove indagini hanno permesso anche di correggere una precedente interpretazione di alcune strutture architettoniche presenti nel sito.

Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha spiegato che la missione ha completato lo scavo di un imponente muro in mattoni crudi, con porte, ambienti interni e differenti livelli archeologici.

Gli studi hanno ora stabilito che la struttura rappresentava il muro esterno del recinto sacro che circondava il tempio, e non il tempio stesso.

La nuova lettura permette di comprendere con maggiore precisione l’organizzazione originaria del complesso e le differenti fasi della sua evoluzione.

El-Leithy ha precisato che le nuove evidenze sostengono una forte ipotesi archeologica e storica di collegamento tra Tell Abu Saifi e l’antica Mesen, sottolineando tuttavia che gli scavi e gli studi dovranno proseguire prima di poter considerare definitivamente risolta la questione.

DUE ANTICHE STRADE CONDUCEVANO AL TEMPIO

La missione ha individuato anche i resti di due strade in pietra costruite in epoche successive, entrambe dirette dall’esterno dell’area fortificata verso l’interno del tempio.

Secondo Mohamed Abdel Badie, responsabile del Settore delle Antichità Egiziane del Consiglio Supremo delle Antichità, la prima strada risale all’epoca tolemaica, mentre sopra di essa venne successivamente realizzata una strada romana, più stretta.

Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce ulteriori strutture appartenenti al tempio.

Sul lato settentrionale sono state individuate diverse camere destinate allo stoccaggio, mentre nella parte meridionale si trovavano ambienti di servizio più ampi.

Il complesso conduceva infine verso il Sancta Sanctorum, la parte più sacra del tempio, pesantemente danneggiata durante le attività di estrazione e riutilizzo della pietra avvenute nella tarda epoca romana.

L’ARCHITRAVE DI RAMSES II: “HORUS, SIGNORE DELLA CITTÀ DI MESEN”

È però l’architrave rinvenuto dalla missione a rappresentare uno degli elementi più importanti della nuova campagna archeologica.

Hisham Hussein, responsabile dell’Amministrazione Centrale delle Antichità del Basso Egitto e del Sinai e capo della missione, ha spiegato che si tratta di metà di un grande architrave superiore in arenaria, spezzato in due parti e decorato da iscrizioni su tre lati.

Sul reperto sono incisi i titoli del faraone Ramses II, insieme a un testo che documenta interventi di restauro effettuati su una statua della divinità “Horus, Signore della città di Mesen”.

Il riferimento diretto alla città rappresenta un elemento di grande rilevanza per lo studio dell’identità del sito e costituisce uno degli indizi più significativi a sostegno della possibile identificazione di Tell Abu Saifi con l’antica Mesen.

LO SCRIBA DELL’ESERCITO E LE ALTRE STATUE

Le scoperte non riguardano soltanto il complesso religioso.

La missione ha infatti recuperato numerosi reperti che testimoniano anche la funzione amministrativa e militare dell’insediamento.

Mahmoud Galal, direttore generale delle Antichità del Sinai e direttore della missione, ha annunciato il ritrovamento di gran parte di una statua in scisto risalente alla XXVI dinastia, appartenente a uno scriba dell’esercito raffigurato mentre reggeva un naos oggi danneggiato.

 

Un reperto particolarmente significativo perché conferma ulteriormente la natura strategica e militare dell’area.

Sono stati rinvenuti anche una statua priva della testa e dei piedi risalente al Periodo Tardo, il torso in basalto di una statua reale e diversi frammenti di statue di falchi realizzate in basalto e calcare.

DAL PERIODO TOLEMAICO ALLA PRESENZA ROMANA

Gli scavi mostrano che Tell Abu Saifi attraversò numerose trasformazioni nel corso dei secoli.

Il tempio raggiunse il massimo sviluppo architettonico durante il periodo tolemaico, quando il complesso religioso conobbe una fase di particolare prosperità.

Con l’epoca romana la funzione dell’area cambiò progressivamente.

Nel III secolo d.C., alcune parti del sito furono infatti riutilizzate per la realizzazione di caserme militari, un “castrum” romano.

La trasformazione dimostra come la posizione continuasse a conservare una forte importanza strategica anche molti secoli dopo l’epoca faraonica.

IL SANCTA SANCTORUM TRASFORMATO IN CAVA

Durante la tarda epoca romana il sito subì una trasformazione ancora più radicale.

Parte del complesso venne utilizzata come cava per la produzione di calce, provocando la distruzione di numerose strutture precedenti.

Gli archeologi hanno individuato due grandi fornaci circolari, costruite sopra due angoli dell’area del Sancta Sanctorum.

All’interno delle fornaci sono stati trovati resti di pietre calcaree sottoposte a combustione, confermando che le strutture dell’antico complesso vennero progressivamente smantellate per ricavarne materiale destinato alla produzione della calce.

LA VIA MILITARE DI HORUS E LA DIFESA DEL CONFINE ORIENTALE

Le scoperte assumono un valore ancora maggiore se inserite nel contesto della Via militare di Horus, uno dei più importanti sistemi strategici dell’Egitto faraonico.

L’itinerario collegava il territorio egiziano con il Sinai e le regioni orientali attraverso una successione di fortificazioni, insediamenti, punti di controllo e infrastrutture militari, indispensabili per proteggere la frontiera e garantire gli spostamenti degli eserciti.

I risultati dell’attuale campagna confermano che Tell Abu Saifi rappresentava uno dei siti principali lungo questo sistema difensivo.

La sua storia mostra inoltre una straordinaria continuità di utilizzo: centro religioso, presidio militare, struttura amministrativa e infine area destinata ad attività economiche e produttive.

LA CITTÀ PERDUTA DI MESEN?

È questo il grande interrogativo aperto dagli scavi.

Secondo il responsabile della missione, i risultati della campagna attuale, uniti alle evidenze recuperate negli anni precedenti, rafforzano concretamente l’ipotesi che Tell Abu Saifi possa essere collegato alla città faraonica di Mesen, ricordata nei testi e nelle fonti egizie già durante il Nuovo Regno.

Il riferimento a “Horus, Signore della città di Mesen” sull’architrave dell’epoca di Ramses II rappresenta ora uno degli elementi più importanti a disposizione degli archeologi.

Il Ministero mantiene tuttavia una posizione scientificamente prudente: l’identificazione non viene ancora considerata definitiva.

La missione continuerà gli scavi nelle prossime stagioni per completare l’esplorazione delle strutture ancora sepolte e raccogliere ulteriori testimonianze archeologiche ed epigrafiche.

Se le future campagne confermeranno l’ipotesi, Tell Abu Saifi potrebbe fornire una risposta a uno dei problemi ancora aperti della geografia storica dell’Egitto antico: la localizzazione della città di Mesen e il suo ruolo all’interno del sistema militare e religioso che proteggeva la frontiera orientale del Paese.

La nuova scoperta conferma intanto l’eccezionale importanza archeologica di Tell Abu Saifi e restituisce un altro tassello della lunga storia della frontiera orientale egiziana, attraversando epoca faraonica, periodo tolemaico e dominio romano.

Fonte: Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità – Consiglio Supremo delle Antichita’.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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