Comunicato Stampa

SANITÀ, LISTE D’ATTESA, AMSI-UMEM-UXU: «4 MILIONI DI PRENOTAZIONI ANCORA IN RITARDO, SERVE PIANO CAPILLARE ASSUNZIONI»

 

SANITÀ, LISTE D’ATTESA, AMSI-UMEM-UXU: «4 MILIONI DI PRENOTAZIONI ANCORA IN RITARDO, SERVE PIANO CAPILLARE ASSUNZIONI»

FOAD AODI E NADIR AODI: «VALORIZZARE IL PERSONALE SANITARIO GIÀ PRESENTE IN ITALIA E SOSTENERE IL RECLUTAMENTO INTERNAZIONALE. I PROFESSIONISTI STRANIERI NON SONO TAPPABUCHI. SERVONO STIPENDI EUROPEI, FORMAZIONE E REGOLE NAZIONALI UNIFORMI»

ROMA, 23 OTTOBRE 2026 – Le liste d’attesa migliorano, ma la sanità italiana continua a fare i conti con milioni di prenotazioni fuori tempo, carenze di personale e profonde differenze regionali. Nei primi nove mesi del 2026 si registrano oltre 2 milioni di prenotazioni aggiuntive entro i tempi di garanzia rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, circa 4 milioni di prenotazioni restano oltre le scadenze previste, comprendendo anche i ritardi più contenuti.

Le prenotazioni complessive passano da 19,7 a 21,8 milioni, mentre il rispetto dei tempi sale dal 76,9% al 78,6% per le prime visite specialistiche e dall’83,3% all’85% per gli esami diagnostici. Restano criticità importanti per colonscopie e visite dermatologiche, con circa tre prenotazioni su dieci fuori dai tempi di garanzia.
Persistono inoltre profonde differenze territoriali. In Basilicata l’85,4% delle prime visite viene classificato come programmabile entro 120 giorni, in Campania il 76,2%, contro appena il 4,1% della Toscana. Una disomogeneità che rende difficile confrontare le prestazioni regionali e richiama la necessità di criteri più uniformi nell’attribuzione delle priorità.
Il miglioramento degli indicatori, dunque, non cancella le difficoltà di accesso alle cure. Accanto alla riorganizzazione delle prenotazioni, emerge la necessità di rafforzare gli organici di medici, infermieri e altri professionisti sanitari, indispensabili per ampliare l’offerta di visite, esami e prestazioni assistenziali.
Su questo scenario intervengono AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini), CISC Network (Consorzio Informazione Senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU), nell’ambito del Manifesto Internazionale Interculturale di Unione per l’Italia (UN.IT).
A nome della rete associativa e dei movimenti intervengono il professor Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata, membro del Consiglio Direttivo UAP e fondatore del Movimento politico interculturale internazionale Unione per l’Italia, e il dottor Nadir Aodi, podologo, vice segretario generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire.
«Il miglioramento delle liste d’attesa rappresenta un segnale positivo, ma non basta. Quattro milioni di prenotazioni in ritardo costituiscono ancora una criticità enorme per il diritto alla salute. Dietro questi numeri ci sono cittadini che aspettano una diagnosi, persone anziane, malati cronici e famiglie che non sempre possono permettersi una prestazione privata. Non possiamo pensare di risolvere il problema soltanto attraverso nuove piattaforme di prenotazione. Occorre aumentare concretamente la capacità del sistema sanitario di rispondere alla domanda di cure, investendo sul personale e sull’organizzazione dei servizi», dichiarano Foad Aodi e Nadir Aodi.

DAL VENETO ALL’ARGENTINA E AL BRASILE: «RECLUTAMENTO INTERNAZIONALE DA SOSTENERE, NON DA OSTACOLARE»
Le iniziative di reclutamento internazionale dei professionisti stranieri promosse dalle Regioni, tra cui quella del Veneto rivolta ad Argentina e Brasile, rappresentano una risposta importante alla carenza di personale sanitario. Per la rete associativa, queste esperienze devono essere sostenute e rafforzate attraverso una regia nazionale, accordi trasparenti e percorsi strutturati di inserimento professionale.
«Sosteniamo il reclutamento internazionale quando viene realizzato con criteri chiari, verifiche rigorose delle competenze e adeguati percorsi di integrazione. Le iniziative delle Regioni, come quella del Veneto, rappresentano opportunità concrete per rafforzare il sistema sanitario e rispondere ai bisogni dei cittadini. Non devono essere ostacolate, ma accompagnate da una strategia nazionale condivisa, capace di garantire qualità, sicurezza delle cure e stabilità professionale».
«Respingiamo con forza l’idea, sostenuta anche da alcune rappresentanze sindacali, che i professionisti sanitari di origine straniera siano semplici tappabuchi. Non sono lavoratori di seconda categoria, ma medici, infermieri e professionisti qualificati che possono offrire un contributo prezioso alla sanità italiana. Il loro inserimento deve prevedere formazione linguistica adeguata, conoscenza delle procedure cliniche e organizzative, affiancamento iniziale e collaborazione tra Regioni, aziende sanitarie, ordini professionali, università e associazioni. Il reclutamento internazionale deve diventare una risorsa stabile e qualificata, non una risposta improvvisata alle emergenze».

STIPENDI EUROPEI E ACCESSO AL PUBBLICO: «VALORIZZARE CHI GIÀ LAVORA IN ITALIA E ACCOGLIERE NUOVE COMPETENZE»
La priorità, secondo la rete associativa, è costruire una strategia capace di valorizzare il personale sanitario già presente nel Paese e, contemporaneamente, favorire l’arrivo di nuovi professionisti qualificati dall’estero.
«La sanità italiana deve muoversi su due fronti complementari: valorizzare i professionisti italiani e quelli di origine straniera che già lavorano nel nostro Paese e sostenere, allo stesso tempo, il reclutamento internazionale. Servono stipendi progressivamente equiparati agli standard europei, migliori condizioni di lavoro, percorsi di carriera e investimenti nella formazione. Dobbiamo trattenere le competenze presenti e accoglierne di nuove, senza creare contrapposizioni tra professionisti italiani e stranieri».
Un’attenzione particolare riguarda i professionisti di origine straniera che vivono e lavorano da anni in Italia, molti dei quali operano nel settore privato pur avendo maturato esperienza, competenze e conoscenza del sistema sanitario nazionale. Le rilevazioni AMSI evidenziano inoltre che l’80% dei professionisti che si rivolgono agli sportelli della rete segnala difficoltà nel riconoscimento dei titoli e carenze informative, confermando la necessità di procedure più rapide e uniformi.
«È necessario valorizzare maggiormente anche questi professionisti, favorendone l’accesso alle strutture pubbliche e superando gli ostacoli normativi e amministrativi ancora esistenti. Chiediamo di eliminare le barriere ingiustificate legate al requisito della cittadinanza nei concorsi pubblici, garantendo pari opportunità ai professionisti qualificati e in possesso dei requisiti necessari. Occorre inoltre accelerare il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, attraverso criteri nazionali uniformi e percorsi teorico-pratici di formazione e verifica delle competenze, senza abbassare gli standard professionali».
«L’Italia ha bisogno di una collaborazione concreta tra istituzioni, Regioni, ordini professionali, università e rappresentanze dei professionisti. Non dobbiamo scegliere tra valorizzare chi già lavora nel nostro Paese e reclutare personale qualificato dall’estero: dobbiamo fare entrambe le cose, con programmazione e responsabilità. I professionisti di origine straniera possono contribuire a ridurre le liste d’attesa, ampliare l’offerta sanitaria e migliorare l’assistenza, ma devono essere messi nelle condizioni di lavorare con dignità, competenza e pieno riconoscimento professionale».
«Ancora tanto c’è da fare. Le liste d’attesa non si riducono con gli annunci, ma con organici adeguati, stipendi competitivi, servizi organizzati e una programmazione nazionale seria. Il reclutamento internazionale, insieme alla valorizzazione dei professionisti già presenti, deve essere parte integrante di questa strategia. Il nostro obiettivo è rafforzare la sanità italiana e garantire ai cittadini cure tempestive, accessibili e di qualità, indipendentemente dalla Regione in cui vivono», concludono Foad Aodi e Nadir Aodi.

UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – CO-MAI – UMEM – USEM – AISC NEWS – CISC NETWORK
redazione@aiscnews.it
Centro Medico Iris Italia – Roma
Tel. 06 8862793 / 331 743 0119

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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