AMSI-UMEM-UXU: Infermieri stranieri in Veneto, Belluno apre la sperimentazione. Servono procedure più rapide, regole certe e piena valorizzazione delle competenze internazionali

AMSI-UMEM-UXU: Infermieri stranieri in Veneto, Belluno apre la sperimentazione. Servono procedure più rapide, regole certe e piena valorizzazione delle competenze internazionali

Aodi: «Accogliamo con favore il progetto del Veneto. L’Italia ha bisogno di una strategia nazionale condivisa: semplificare il riconoscimento dei titoli, eliminare gli ostacoli burocratici e valorizzare i professionisti sanitari già presenti nel nostro Paese»
ROMA 5 AGO 2026 – Il Veneto apre una nuova fase nel reclutamento internazionale del personale sanitario. La Regione ha infatti annunciato l’avvio, presso l’ULSS 1 Dolomiti di Belluno, della prima sperimentazione regionale dedicata al reclutamento, all’inserimento e alla formazione di infermieri provenienti dall’estero. Il progetto, illustrato dall’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, guarda inizialmente al Brasile meridionale e all’Argentina, territori nei quali sono presenti storiche comunità venete, e prevede due percorsi: l’inserimento lavorativo di infermieri già qualificati nel rispetto della normativa italiana e un canale universitario con l’Università di Padova e Atenei esteri per favorire l’integrazione dei percorsi formativi.
Di fronte a questa iniziativa, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini e il Movimento Internazionale Uniti per Unire analizzano il nuovo scenario, evidenziando come il Veneto rappresenti un esempio importante ma non isolato. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno infatti avviato strumenti per attrarre professionisti sanitari formati all’estero o valorizzare quelli già presenti sul territorio: dalla Lombardia, che ha istituito un elenco regionale dei professionisti con titolo estero per facilitare il reclutamento da parte delle aziende sanitarie, fino ad altre realtà che stanno rafforzando percorsi di inserimento, formazione e programmazione del fabbisogno sanitario.
Un patrimonio professionale già presente in Italia
Secondo l’ultimo aggiornamento delle elaborazioni AMSI-UMEM, oggi in Italia sono presenti 133.500 professionisti della sanità di origine internazionale, così distribuiti:
• 53.374 medici
• 48.738 infermieri
• 9.025 odontoiatri
• 8.820 fisioterapisti
• 8.658 farmacisti
• 4.885 psicologi
• circa 1.600 appartenenti alle altre professioni sanitarie.
Per gli infermieri di origine straniera il Veneto rappresenta una delle principali realtà nazionali con 3.242 professionisti, dopo la Lombardia (4.336) e davanti a Piemonte (2.016), Friuli Venezia Giulia (1.833), Campania (1.527), Sicilia (1.374), Calabria (1.171), Emilia-Romagna (1.018) e Sardegna (483).
L’EMERGENZA NON RIGUARDA SOLO IL RECLUTAMENTO
Secondo le elaborazioni AMSI-UMEM, 11.300 infermieri e fisioterapisti stranieri presenti in Italia non esercitano la professione a causa del mancato riconoscimento dei titoli.
Di questi:
• il 25% ha ricevuto un rigetto formale, in particolare professionisti provenienti da Ucraina, Polonia, Filippine e India;
• il 75% non ha mai presentato domanda, scoraggiato dalla complessità delle procedure, dai costi elevati e dal timore di un diniego.
Un patrimonio professionale che potrebbe contribuire immediatamente a ridurre le carenze di personale.
AODI: “NON BASTA CERCARE INFERMIERI ALL’ESTERO, BISOGNA VALORIZZARE ANCHE QUELLI CHE SONO GIÀ IN ITALIA”
Il professor Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, dichiara:
«Accogliamo con favore il progetto avviato dalla Regione Veneto perché affronta concretamente una delle principali emergenze della sanità italiana. È positivo che si lavori contemporaneamente sul reclutamento e sulla formazione universitaria internazionale. Tuttavia, questa esperienza deve rappresentare l’inizio di una strategia nazionale condivisa e non un intervento isolato.»
«Da oltre venticinque anni la nostra rete associativa lavora sull’integrazione dei professionisti sanitari di origine internazionale, accompagnando migliaia di medici, infermieri e altre figure sanitarie nel riconoscimento dei titoli, nell’orientamento professionale, nella formazione e nel dialogo con le istituzioni. Questa esperienza può essere messa a disposizione delle Regioni e del Governo per costruire un modello stabile ed efficace.»
PROGRAMMAZIONE, NON EMERGENZA
Secondo Aodi il reclutamento internazionale deve essere accompagnato da una visione più ampia.
«La carenza di personale non si risolve esclusivamente assumendo professionisti dall’estero. Occorre contemporaneamente migliorare le condizioni di lavoro degli operatori italiani, contrastare la fuga verso altri Paesi europei, aumentare la programmazione universitaria e costruire accordi bilaterali seri con i Paesi di provenienza. Il reclutamento deve essere etico, trasparente e rispettoso dei sistemi sanitari dei Paesi d’origine, evitando qualsiasi forma di impoverimento delle loro risorse professionali.»
LE PROPOSTE DELLA RETE ASSOCIATIVA E DEI MOVIMENTI
Per la rete associativa occorre intervenire rapidamente su alcuni punti prioritari:
• snellire il riconoscimento dei titoli professionali;
• uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale;
• ridurre tempi e costi burocratici;
• rafforzare la formazione linguistica e l’integrazione professionale;
• contrastare ogni forma di discriminazione;
• favorire accordi strutturati tra Regioni, Università, Ordini professionali e Paesi esteri.
«Oggi non possiamo permetterci il paradosso di cercare personale sanitario all’estero mentre migliaia di professionisti qualificati, già presenti in Italia, restano bloccati dalla burocrazia. È necessario valorizzare prima di tutto questo patrimonio umano e professionale.»
L’IMPEGNO DELLA RETE ASSOCIATIVA: DALL’ESPERIENZA DI AMSI e UNITI PER UNIRE AL PROGETTO POLITICO DEL MANIFESTO INTERNAZIONALE UNIONE PER L’ITALIA
La rete associativa ricorda che l’impegno per la valorizzazione dei professionisti sanitari di origine internazionale rappresenta un percorso iniziato oltre venticinque anni fa con AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Unione Professionisti della Sanità Internazionali) e sviluppato attraverso numerose iniziative di cooperazione, integrazione, formazione e tutela professionale. Un impegno che oggi trova continuità anche nel Manifesto del Movimento Politico Internazionale “Unione per l’Italia”, che richiama i principi della “Buona Immigrazione” e della “Buona Sanità Internazionale”, promuovendo un’immigrazione legale e programmata, il merito, la cooperazione internazionale, la valorizzazione di tutti i professionisti della sanità, l’internazionalizzazione del Servizio sanitario italiano e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.
«La sanità italiana va difesa nella sua interezza e valorizzando tutte le professionalità che vi operano», afferma il professor Foad Aodi. «L’integrazione dei professionisti sanitari di origine internazionale non è soltanto una risposta alle carenze di personale, ma rappresenta un investimento strategico per costruire una sanità più moderna, inclusiva e capace di affrontare le sfide della salute globale, nel pieno rispetto delle regole, delle competenze e della sicurezza dei cittadini.»
Aodi sottolinea inoltre che questo percorso si inserisce nel dialogo istituzionale che la rete associativa porta avanti da anni con le istituzioni sanitarie nazionali. «In questa direzione prosegue anche il confronto e il protocollo di collaborazione in corso con la FNOMCeO e con la FNOPI, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione istituzionale, favorire percorsi di integrazione professionale, semplificare il riconoscimento dei titoli, promuovere la formazione continua e valorizzare il contributo dei professionisti sanitari di origine internazionale all’interno del Servizio sanitario nazionale.»
Questo richiama il Manifesto senza trasformare il comunicato in un testo politico e valorizza anche il lavoro istituzionale in corso con FNOMCeO e FNOPI, mantenendo il tono tipico dei comunicati della rete associativa.
UNA RESPONSABILITÀ CONDIVISA
Aodi conclude: «Il Veneto può rappresentare un modello importante, così come altre esperienze avviate in diverse Regioni. Adesso serve un Piano nazionale per i professionisti sanitari internazionali, costruito insieme a Governo, Regioni, Università, Ordini professionali e rete associativa. Solo attraverso una programmazione condivisa, il rispetto delle regole, la semplificazione amministrativa, l’assenza di discriminazioni e una reale integrazione professionale potremo rafforzare il Servizio sanitario nazionale e garantire ai cittadini cure di qualità. La nostra rete è pronta a fare la propria parte, come fa dal 2000, mettendo a disposizione competenze, esperienza e relazioni internazionali.»
UFFICIO STAMPA CONGIUNTO Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS redazione@aiscnews.it www.unitiperunire.org www.aiscnews.org Centro Medico Iris Italia – Roma Tel. 06 8862793




