La Salute NON Ammette Deroghe: Ieri Contro lo Sfruttamento Privato, Oggi in Prima Linea per la Sicurezza delle Cure

La Salute NON Ammette Deroghe: Ieri Contro lo Sfruttamento Privato, Oggi in Prima Linea per la Sicurezza delle Cure
Di Abukar Aweis Mohamed -Già Consigliere IPASVI di Firenze e Rappresentante di Amsi in Toscana .
Il 12 maggio abbiamo celebrato la Giornata Internazionale dell’Infermiere. Ma passati i tweet di rito e i ringraziamenti di facciata della politica, nelle corsie restano i problemi strutturali di sempre.
Tra questi, uno dei più complessi e divisivi è la gestione dei flussi di personale sanitario dall’estero.
Un tema che non mi è nuovo: dieci anni fa, dai banchi del Consiglio dell’allora IPASVI di Firenze, mi occupai in prima persona di tracciare una strada alternativa al fenomeno del “reclutamento non etico”.
Era il 2016 quando come Ordine provinciale lanciammo un monito severo, chiedendo di vigilare sul reclutamento non etico di professionisti dall’estero.
La nostra era una battaglia pionieristica contro lo sfruttamento delle agenzie private e delle cooperative che offrivano contratti al ribasso, impoverendo i sistemi sanitari dei paesi d’origine e aggirando le tutele nel nostro.
La nostra, ci tengo a sottolinearlo, non era una chiusura preconcetta, ma una battaglia per la legalità, la dignità e la sicurezza delle cure.
Per dimostrare che un’alternativa era possibile, curai personalmente un grande convegno nazionale per proporre un nuovo ruolo per gli infermieri cooperanti, convinto che l’integrazione e lo scambio internazionale dovessero fondarsi su progetti etici, sulla formazione e sulla cooperazione, e non sul precariato. Allora facevamo da scudo istituzionale, imponendo una vigilanza rigorosa su titoli, competenze e lingua italiana.
A distanza di un decennio, lo scenario è mutato, ma la storia mi ha dato ragione.
La posta in gioco è la stessa, solo che il “Far West” oggi è stato istituzionalizzato dalla politica.
Per coprire i buchi d’organico causati da anni di mancata programmazione e stipendi inadeguati, lo Stato ha trasformato le “norme in deroga” nate con la pandemia in una toppa permanente.
Si importano flussi di personale extra-UE saltando i controlli ordinari degli Ordini e sottovalutando la barriera linguistica nelle corsie.
Una scorciatoia pericolosa che svilisce la nostra professione e mette a rischio i cittadini.
Ecco perché esprimo la mia più profonda soddisfazione per lo storico protocollo d’intesa siglato proprio in questi giorni tra la FNOPI e l’AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia).
Vedere la Federazione Nazionale e i professionisti della salute di origine stranieri di lungo corso unire le forze per dire un “NO” perentorio alle deroghe selvagge è la chiusura di un cerchio perfetto.
È la validazione istituzionale e nazionale della linea che sostenevo dieci anni fa a Firenze: l’integrazione è una risorsa vitale, ma solo se cammina sui binari della legalità, della verifica linguistica tassativa e dell’iscrizione ad albi o elenchi speciali.
Questo traguardo rappresenta un bellissimo risultato e una vittoria straordinaria non solo per noi professionisti della salute, che vediamo finalmente tutelata la dignità del nostro lavoro, ma per tutti i cittadini che ogni giorno si rivolgono ai servizi sanitari.
Mettere un freno al Far West delle deroghe è l’unico modo reale per innalzare la qualità dell’assistenza e garantire la massima sicurezza delle cure all’interno dei nostri ospedali.
Il messaggio uscito da questa Giornata Internazionale dell’Infermiere porta con sé il peso di dieci anni di lotte: la risposta alla crisi della sanità non può essere il ribasso degli standard assistenziali.
Ieri proponevamo soluzioni etiche e strutturate contro le speculazioni dei privati.
Oggi continuiamo a difendere la professione dalle soluzioni di comodo della politica, per il bene dei professionisti e della salute di tutti. Curare richiede tempo, competenza, comunicazione e dignità.
E su questo, oggi come dieci anni fa, non si accettano deroghe.




