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MIGRAZIONE: IL MODELLO ASSIMILAZIONISTA FRANCESE di Sara Spoletini

MIGRAZIONE: IL MODELLO ASSIMILAZIONISTA FRANCESE
di Sara Spoletini

Il modello con cui la Francia ha inteso risolvere il problema dell’immigrazione e della multiculturalità viene definito “assimiliazionista” e trova le sue origini durante la Rivoluzione francese del 1789, quando la nazione transalpina abbandona la società basata su ordini e privilegi, affermando il principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. L’identità nazionale viene concepita come legata alla cittadinanza e alla partecipazione alla Repubblica indipendentemente da etnia, religione o cultura di origine.
La Francia ha una lunga storia di immigrazione perché è scarsamente popolato in rapporto alle sue dimensioni e coinvolto a più riprese in guerre rovinose e da almeno due secoli ha un problema demografico e di alimentazione del mercato del lavoro. Questo fattore, unito allo sviluppo industriale e alla storia coloniale, ha contribuito a fare della Francia uno dei principali poli di attrazione dell’immigrazione in Europa. Nel 2015 risiedevano in Francia 7,9 milioni di persone nate all’estero, pari all’11,9% dei residenti.
Nello stesso tempo, il paese ha storicamente coltivato un approccio inclusivo nei confronti dei nuovi arrivati, infatti trasformare gli stranieri in francesi è tuttora un principio-guida delle politiche dell’immigrazione, pur con maggiore cautela negli ultimi decenni.
Il modello francese di integrazione si basa su tre pilastri fondamentali: assimilazione, universalismo e laicità.
Per assimilarsi l’immigrato deve adottare la lingua, i valori e il sistema culturale della Francia, rinunciando alle proprie tradizioni e identità di origine per ottenere piena cittadinanza. A tale scopo nel XIX secolo, le leggi di Jules Ferry rendono l’istruzione obbligatoria, gratuita e laica, trasformando la scuola pubblica in uno strumento chiave per l’assimilazione culturale.
L’ Universalismo è il principio costituzionale di égalité che impone un’uguaglianza formale e vieta trattamenti differenziati in base all’origine etnica, religiosa o culturale.
La Laicità è la separazione rigorosa tra Stato e religione, con l’obiettivo di mantenere una società culturalmente omogenea.
L’ approccio francese si contrappone a modelli più pluralisti o multiculturalisti, come quelli del Regno Unito o del Canada, che riconoscono e tutelano esplicitamente le identità culturali delle minoranze.
Il modello francese va contestualizzato, infatti si è consolidato anche grazie alle politiche coloniali: molti immigrati arrivarono in Francia con già la lingua e il sistema culturale della “madre patria” trasmessi dalle colonie francesi, l’obiettivo era integrare le popolazioni nelle strutture culturali e istituzionali francesi, garantendo diritti politici più rapidi per ex colonizzati.
Recentemente il Parlamento francese ha modificato le regole in materia di immigrazione con l’approvazione definitiva lo scorso 19 dicembre del disegno di legge “Pour contrôler l’immigration, améliorer l’intégration”, anche nota come “Loi Darmanin”, dal nome del suo principale promotore, fatta di vari punti:
• la restrizione dei benefici: la legge introduce una distinzione tra stranieri che si trovano “in situazione di lavoro” e quelli che non lo sono, con ricadute sulla possibilità di chiedere contributi sociali.

• la regolarizzazione delle persone prive di documenti: la legge dà ai prefetti (funzionari statali locali con ampi poteri amministrativi) la discrezionalità di regolarizzare i lavoratori privi di documenti che svolgono professioni con grande richiesta di manodopera.

• le quote migratorie: il legislatore ha introdotto il concetto di quota massima di stranieri ammessi nel paese, la cui entità sarà fissata dal Parlamento. Il provvedimento riguarda i prossimi tre anni, e non riguarderà i richiedenti asilo;

• La revoca della cittadinanza: sarà possibile privare della cittadinanza francese i cittadini che ne possiedono una seconda in caso di condanna per omicidio intenzionale contro qualsiasi persona in una “posizione di pubblica autorità”, come agenti di polizia, giudici militari e funzionari amministrativi;

• Lo Jus Soli: è stato limitato il diritto di ottenere la cittadinanza francese per nascita sul territorio. Alle persone nate in Francia da genitori stranieri non verrà più concessa automaticamente la nazionalità francese al raggiungimento della maggiore età: dovranno invece farne richiesta tra i 16 e i 18 anni. La richiesta non sarà possibile in caso di precedente condanna;

• Soggiorno irregolare: la legge ripristina il “reato di soggiorno illegale” abolito nel 2012. La misura è punibile con una multa, ma non con la reclusione;

• Centri di detenzione amministrativa: la legge prevede il divieto di condurre minori stranieri nei centri di detenzione amministrativa, ossia i luoghi dove vengono trattenuti gli stranieri in attesa di espulsione;

• Ricongiungimento familiare: le condizioni per il ricongiungimento familiare sono diventate più stringenti. I richiedenti dovranno ora risiedere in Francia per 24 mesi (rispetto ai 18 precedenti) ed essere in grado di dimostrare di disporre di risorse e di un’assicurazione sanitaria “stabili, regolari e sufficienti”. Il loro coniuge deve inoltre avere almeno 21 anni (e non più 18);

• Deposito studentesco Salvo alcune eccezioni, gli studenti stranieri dovranno versare una cauzione al momento della richiesta del permesso di soggiorno per studio, a copertura delle eventuali “spese di trasloco”.

• Assistenza sanitaria: la legge prevede un cambiamento della procedura per il permesso di soggiorno per “cittadino straniero malato”. Salvo poche eccezioni, verrà concesso solo se non esiste un “trattamento adeguato” nel paese di origine. Verrà esclusa anche la copertura dell’assicurazione sanitaria pubblica se il richiedente dispone di risorse sufficienti.
Il modello assimilazionista ha una visione di cultura, dello Stato come blocco unico, non riconosce l’evoluzione del percorso che porta al raggiungimento di un obiettivo, ma rende il traguardo già visibile e la collettività non può fare altro che condividerlo uniformandosi. In questo modello non c’è posto per le diversità; ogni differenza, ogni particolarità viene sacrificata in virtù di una visione di insieme che va oltre i singoli, oltre i gruppi e che diventa più importante. E’ cosiì che ogni individuo è smembrato da ogni gruppo sociale di appartenenza e inglobato nell’insieme più grande, di conseguenza non ci sono i gruppi sociali che interagiscono con lo Stato ma solo l’individuo.
Possiamo affermare che l’assimilazione diventa uniformità ma questa non piace a tutti e allora ultimamente assistiamo ad una sorta di rivendicazione delle particolarità perché i migranti si sentono stranieri nel proprio paese, e nascono sentimenti xenofobi e partiti politici radicali.
Le particolarità identitarie sembrano non avere importanza perché non vengono riconosciute né tantomeno tutelate, eppure un individuo non può esistere senza di esse. La conformità entra in conflitto con la libertà.
Se la conformità voleva significare pace sociale si è trovata a fare i conti su un bisogno atavico dell’uomo infatti il bisogno di appartenenza è la spinta a essere accettati, riconosciuti e integrati in un contesto sociale, che possa essere familiare, comunitario, professionale o identitario, la società infatti è stratificata e si diventa cittadini percorrendo diverse tappe: da membro della famiglia, mano a mano che si cresce si entra a far parte di ambienti sempre più grandi e la loro conoscenza e partecipazione non è solo esperienza, assimilazione, scambio, crescita ma è la consapevolezza di essere un cittadino e si ha rispetto per lo Stato solo se ci si sente rappresentati.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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