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Il cinema tunisino si afferma come una nuova generazione alla Mostra del Cinema di Venezia… e la voce di Hind Rejeb si impone con forza

Il cinema tunisino si afferma come una nuova generazione alla Mostra del Cinema di Venezia… e la voce di Hind Rejeb si impone con forza

Di Hamed Khalifa

Alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, il cinema tunisino si presenta non sotto un’unica insegna, ma piuttosto in una forma diversificata, in continua evoluzione e quasi volutamente ambigua: fantascienza, thriller politici, documentari e film sulla memoria. Questa diversità riflette la sua realtà attuale più chiaramente di qualsiasi classificazione nazionale, secondo l’edizione francese dell’agenzia di stampa italiana ANSA.

Al Lido, la Tunisia è rappresentata dal suo primo lungometraggio in concorso nella Settimana Internazionale della Critica, da un progetto in fase di completamento al mercato professionale Final Cut di Venezia e, soprattutto, dalla presenza di Kaouther Ben Hania nella giuria internazionale del concorso principale.

Kamel Laridi, regista di *The Hollow Man*, è il nuovo volto di questo gruppo. Questo lungometraggio d’esordio di 79 minuti immagina la Tunisia del 2059, dove un biochip permette la manipolazione della memoria e la cancellazione delle emozioni.

Il protagonista, Taha, svolge una professione strana e desolante: è un “creatore di emozioni”, che usa la poesia per ricostruire sentimenti perduti. Ma una segreta esperienza ipnotica porta alla luce un trauma sepolto.

Sotto la patina di questo mondo desolato, Laaridi esplora profonde ansie contemporanee: la memoria, l’identità, il controllo tecnologico e persino la possibilità di rimanere umani quando le relazioni intime diventano programmabili. Il film è uno dei sette selezionati per la 41ª Settimana Internazionale della Critica di Venezia ed è anche candidato al Premio Luigi De Laurentiis, assegnato al miglior lungometraggio d’esordio alla Mostra del Cinema di Venezia.

A pochi passi dalle sale cinematografiche, sta emergendo una nuova ondata di cinema tunisino. Youssef Chebbi presenta il suo film “La Peste” nella sezione Final Cut della Mostra del Cinema di Venezia, dedicata ai film africani e mediorientali in post-produzione.

Questo thriller politico, con un budget di circa 1,06 milioni di euro, è ambientato nell’oasi di Tozeur, dove due gemelli si trovano ad affrontare una crisi causata dall’infestazione del punteruolo rosso delle palme.

Questo progetto, coprodotto da Tunisia, Francia, Qatar, Arabia Saudita e Slovenia, sottolinea la crescente integrazione dei cineasti tunisini nelle reti di produzione transnazionali.

Chabbi aveva già consolidato questo approccio indiretto al cinema con il suo film “Shapes”, presentato in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes del 2022. L’inchiesta sugli incendi dei giardini di Cartagine si è trasformata in una profonda riflessione sulla Tunisia post-rivoluzionaria. Per lui, come per Laaridi, fare cinema non è una fuga dalla realtà, ma piuttosto uno strumento per rendere la realtà più inquietante e politicamente incisiva.

Kaouther Ben Hania rimane la figura di spicco, presente nella giuria di quest’anno, presieduta da Maggie Gyllenhaal. La sua presenza giunge un anno dopo il successo del suo film “La voce di Hind Rajab”, vincitore del Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. In precedenza, i suoi film “L’uomo che vendette la sua pelle” e “Quattro figlie” le erano valsi le nomination all’Oscar.

Ben Hania incarna una generazione che sfuma sistematicamente i confini tra documentario e finzione, tra testimonianza e dramma. Il suo sostegno quest’anno alla Gaza Film Academy rafforza questa visione di un cinema che non solo rappresenta il mondo, ma cerca anche di creare le condizioni affinché altri possano vederne la storia.

Da Al-Aridi ad Al-Shabi, da Irij Sehri a Ben Hania, qualcosa di nuovo sta prendendo forma a Venezia: non solo una “scuola tunisina”, ma una cinematografia che ha raggiunto un livello di sicurezza tale da poter spaziare tra diversi generi cinematografici. Non si limita più a raccontare la storia della Tunisia, ma usa la Tunisia per parlare di memoria, violenza, potere, desiderio e futuro.

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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