“In questa Gerusalemme ferita, dove le strade portano ancora il peso delle divisioni,

“In questa Gerusalemme ferita, dove le strade portano ancora il peso delle divisioni, questa chiesa dedicata al Cuore trafitto di Cristo sia un segno visibile che l’amore è più forte di ogni muro e che la pace è ancora possibile”. È l’auspicio espresso questa mattina dal Cardinal Pierbattista #Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, nell’omelia per la dedicazione del nuovo altare delle Clarisse presso il Monastero di Santa Chiara, a Gerusalemme. Alla celebrazione hanno partecipato sacerdoti, religiosi e religiose, insieme a numerosi fedeli, in un clima di intensa preghiera e raccoglimento. Un evento che, ha sottolineato il Cardinale, “riguarda non soltanto una comunità o una famiglia religiosa, ma tutta la Chiesa”. La nuova chiesa, dedicata al Sacro Cuore di Gesù, sorge “a pochi passi dal Calvario dove il costato di Cristo è stato trafitto dalla lancia” e richiama il mistero dell’amore di Dio manifestato nella Pasqua di Cristo. Pizzaballa ha spiegato che la celebrazione non rappresenta semplicemente l’inaugurazione di uno spazio restaurato: “Non benediciamo semplicemente un edificio rinnovato. Non celebriamo soltanto il compimento di un’opera architettonica totalmente rinnovata. Oggi la Chiesa prende una casa costruita da mani umane e la consegna per sempre a Dio”. Il significato più profondo del rito, ha aggiunto, riguarda però anzitutto le persone. Richiamando le parole di san Paolo, il patriarca ha ricordato che “Voi siete edificio di Dio” e che il vero tempio è il popolo di Dio. “Prima delle pietre c’è la fede. Prima dell’edificio c’è la comunità. Prima dell’altare di pietra c’è il sacrificio vivente di uomini e donne che si offrono a Dio”, ha affermato. Rivolgendosi alle Clarisse, il patriarca ha sottolineato il valore della vita contemplativa in un contesto segnato da conflitti e tensioni. “Da questo luogo dedicato al Sacro Cuore deve sgorgare una corrente invisibile di grazia. Non attraverso grandi opere esteriori, non attraverso il rumore, non attraverso il potere, ma attraverso la preghiera, l’adorazione, la vita nascosta con Cristo in Dio”. E ancora: “La vostra clausura non vi separa dal mondo: vi pone nel cuore del mondo, anzi vi pone nel Cuore stesso di Cristo, che ha amato il mondo fino all’estremo”. Tornando al dramma che attraversa la Città Santa e l’intera regione, Pizzaballa ha auspicato che da questo luogo “possa sorgere una preghiera che non si stanca di chiedere il dono della riconciliazione, perché Gerusalemme, città contesa, ritrovi la sua vocazione di madre che accoglie i suoi figli”. La chiesa del Sacro Cuore e il monastero di Santa Chiara, ha concluso, siano “casa di salvezza e di grazia, luogo di preghiera e di pace”, affinché quanti vi entreranno possano incontrare “la presenza viva dell’amore di Dio”.




