Papa Leone XIV a Rimini: l’umanità viene sempre prima dei confini e delle istituzioni

Papa Leone XIV a Rimini: l’umanità viene sempre prima dei confini e delle istituzioni
Hamed Khalifa
In un mondo dilaniato da conflitti, crisi umanitarie e flussi migratori transfrontalieri, Papa Leone XIV, nel suo intervento del secondo giorno dell’Incontro di Rimini, ha sottolineato che il valore dell’umanità e delle relazioni umane trascende i confini geografici, le istituzioni politiche e le leggi che dividono le nazioni, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa italiana Nova.
Papa Leone XIV ha affermato: “Oggi la pace si preserva e si diffonde grazie a persone che amano l’incontro e non temono il confronto. Possiamo condividere la solidarietà e diventare amici tra individui e popoli. Prima dei confini e delle istituzioni, ci sono sempre gli esseri umani”.
Ha poi aggiunto: “In questo momento storico, comprendiamo più profondamente il significato dell’Incontro di Amicizia tra i Popoli. Anche Papa Giovanni Paolo II diceva che il semplice pronunciare parole di amicizia tra i popoli rallegra il cuore”, sottolineando che la pace non si costruisce allontanandosi dagli altri, ma attraverso l’incontro, il dialogo e la comprensione. Il Papa ha sottolineato che il mondo si trova ad affrontare manovre volte al controllo dei mercati e dei centri di potere, affermando: «I nostri cuori sentono il bisogno di scoprire un piano diverso, saggio e benevolo».
Giovani… Il futuro non è una minaccia
Papa Leone XIV ha dedicato particolare attenzione ai giovani, considerandoli la prova che il futuro può essere «una promessa, non una minaccia, anche se molti non lo credono più».
Ha affermato: «Abbiamo un impegno verso Cristo e verso il mondo; abbracciamo questa responsabilità», invitando i giovani a impegnarsi maggiormente nella società, ad ampliare le proprie relazioni umane e a non confinarsi in schemi ristretti.
In questo contesto, il Papa ha richiamato le parole del poeta italiano Dante sull’amore, che «muove il sole e le altre stelle», considerando che l’amore è capace di risvegliare una persona dal suo torpore e di spingerla a intraprendere una nuova esperienza basata sulla speranza, sull’iniziativa e sulla propensione al rischio per il bene comune.
Ha esortato i giovani a fare dei movimenti, dei gruppi e delle comunità a cui appartengono un trampolino di lancio per l’apertura alla realtà, dicendo: «Tendete la mano a tutti, ovunque, specialmente agli emarginati e a coloro che soffrono». L’amore di fronte alla coercizione e all’inganno
Il Papa ha sottolineato che costruire una società più umana richiede di riscoprire il vero significato dell’amore, ribadendo che «l’amore non è coercizione, indottrinamento o inganno, ma risiede nella libertà e nel dono di sé».
Ha aggiunto: «Troverete coloro che sono pronti a costruire la civiltà con amore; non permettete a nessuno di sminuire la potenza di questa parola».
Parlando delle grandi trasformazioni che il mondo sta vivendo, il Papa ha spiegato che le crisi possono aprire la porta al recupero dell’essenza della comunità umana, affermando: «Attraverso la crisi, possiamo riscoprire l’essenza dell’essere Popolo di Dio, un popolo che vive in contesti e culture diverse».
Un appello ad affrontare la povertà, le guerre e i disastri ambientali
Papa Leone XIV ha affrontato le sfide sociali, economiche e tecnologiche che il mondo si trova ad affrontare, auspicando una rivalutazione dei modelli di sviluppo e delle relazioni basate sul potere e sul profitto.
Ha affermato: “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla vanità, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dal culto del profitto e la tecnologia e la finanza dal commercio della morte”. Ha esortato a sfruttare le istituzioni esistenti per smascherare le dinamiche di potere ingiuste che ha identificato come cause profonde di povertà, disuguaglianza, guerre e disastri ambientali, sottolineando la necessità di intervenire quando lo sviluppo tecnologico assume una piega pervasiva e distruttiva.
Ha evidenziato che per realizzare questa trasformazione sono necessari “pionieri coraggiosi che, iniziando da se stessi, cambino rotta, per realizzare in modo convincente e credibile la trasformazione di cui tutti hanno bisogno”.
“Il realismo della misericordia” di fronte al riarmo
A conclusione del suo discorso, Papa Leone XIV ha presentato il concetto di “realismo della misericordia” in contrapposizione a quello che ha definito “il falso realismo che riarma menti, parole e nazioni”.
Ha spiegato che la cultura cattolica è chiamata a difendere il realismo della misericordia, che “non conosce nemici”, considerando tutti, avversari compresi, come fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare con sincerità. Il Papa ha concluso affermando che il peccato esiste, ma “l’amore redentore di Cristo è più forte”, ed è questo amore che spinge una persona a purificare i propri pensieri, interessi, abitudini, conoscenze, progetti, investimenti e ogni aspetto della propria vita dagli effetti di quella che ha chiamato “la cultura del potere”. Ha sottolineato che questo approccio non è nuovo nel discorso della Chiesa, spiegando che i suoi predecessori, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco, hanno tutti fatto riferimento alla misericordia divina come punto di convergenza tra il Vangelo e le nuove sfide poste da quest’epoca, con le sue crisi, trasformazioni e opportunità.




