Comunicato Stampa

AMSI-UMEM-UXU: «INFERMIERI DA ARGENTINA E BRASILE, IL VENETO APRE UNA STRADA IMPORTANTE. SERVE UNA REGIA NAZIONALE PER IL RECLUTAMENTO»

 

AMSI-UMEM-UXU: «INFERMIERI DA ARGENTINA E BRASILE, IL VENETO APRE UNA STRADA IMPORTANTE. SERVE UNA REGIA NAZIONALE PER IL RECLUTAMENTO»

FOAD AODI E NADIR AODI: «OLTRE 135MILA PROFESSIONISTI SANITARI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, DAL 2024 CIRCA 15.300 RICHIESTE DALLE REGIONI. OLTRE 5.700 REPARTI E SERVIZI SANITARI SALVAGUARDATI DAL 2023 A GENNAIO 2026. RECLUTAMENTO ETICO, FORMAZIONE E INTEGRAZIONE: IL PROTOCOLLO CON FNOPI INDICA LA STRADA»

ROMA, 16 OTTOBRE 2026 – La Regione Veneto guarda all’Argentina e al Brasile meridionale per reclutare infermieri e affrontare la carenza di personale sanitario. La sperimentazione, approvata dalla Giunta regionale, partirà dall’Ulss 1 Dolomiti, nel Bellunese, coinvolgendo università, istituzioni locali, organismi professionali e comunità italiane del Sudamerica. Il progetto prevede la verifica delle competenze, la formazione linguistica, il tutoraggio e soluzioni abitative per favorire l’inserimento dei professionisti. Due i percorsi individuati: il reclutamento di infermieri già formati all’estero e la collaborazione con atenei stranieri, attraverso l’Università di Padova e il corso di laurea in Infermieristica di Feltre.
Il protocollo avrà durata triennale, con possibilità di rinnovo. L’iniziativa si aggiunge alle esperienze di reclutamento internazionale avviate in altre regioni, dalla Lombardia al Piemonte e all’Emilia-Romagna, confermando la necessità di affrontare una carenza di personale che incide sulla continuità assistenziale, sulla copertura dei turni e sull’organizzazione dei servizi.

LA RETE ASSOCIATIVA: IL VENETO INDICA UNA STRADA, MA SERVE UNA STRATEGIA NAZIONALE
Sull’iniziativa intervengono l’AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali, l’UMEM – Unione Medica Euromediterranea, AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini, il CISC NETWORK – Consorzio Informazione Senza Confini e il Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU).
A nome della rete associativa e dei movimenti intervengono il professor Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in Salute Globale, membro del Consiglio Direttivo UAP e del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e fondatore di Unione per l’Italia, e il dottor Nadir Aodi, podologo, vice Segretario Generale AMSI e Uniti per Unire, coordinatore del Dipartimento Gioventù e Nuove Generazioni e della Commissione Podologi di Uniti per Unire.
«Accogliamo positivamente la scelta del Veneto perché il reclutamento internazionale non può limitarsi alla ricerca di personale per coprire i turni. Servono competenze verificate, conoscenza della lingua, affiancamento e condizioni lavorative e abitative adeguate. Un professionista deve poter entrare nelle strutture sanitarie in sicurezza, integrarsi nelle équipe e costruire una prospettiva stabile. Ma non possiamo continuare con venti strategie regionali differenti: occorre una programmazione nazionale dei fabbisogni, capace di coordinare territori, università, Ordini professionali e istituzioni».

OLTRE 135MILA PROFESSIONISTI INTERNAZIONALI, CIRCA 15.300 RICHIESTE DALLE REGIONI
Secondo le elaborazioni AMSI-UMEM aggiornate al 30 settembre 2026, in Italia sono presenti oltre 135mila professionisti sanitari di origine internazionale. La rilevazione comprende 133.500 professionisti, tra cui 53.374 medici, 48.738 infermieri, 9.025 odontoiatri, 8.820 fisioterapisti, 8.658 farmacisti e 4.885 psicologi, ai quali si aggiungono circa 1.600 appartenenti alle altre professioni sanitarie, tra cui podologi, dietisti e tecnici di radiologia.
Dall’inizio del 2024 al 30 settembre 2026, le richieste regionali di professionisti di origine straniera raggiungono circa 15.300 unità: 8.050 medici, oltre 5.550 infermieri e circa 1.700 professionisti dell’area riabilitativa e tecnica. Per il personale medico, i fabbisogni più consistenti riguardano Veneto e Piemonte, con circa 910 richieste ciascuno, Lombardia con circa 830, Puglia e Lazio con circa 730 ciascuno ed Emilia-Romagna con circa 640. Tra le specialità maggiormente ricercate figurano anestesia e rianimazione, medicina d’urgenza, ortopedia, radiologia, chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia, geriatria, fisiatria e medicina generale.
«Questi numeri dimostrano che la presenza dei professionisti di origine internazionale è ormai strutturale. Non si tratta di una risorsa occasionale da utilizzare soltanto nelle emergenze, ma di competenze che contribuiscono quotidianamente alla tenuta del sistema sanitario. Occorre valorizzare chi già lavora in Italia e costruire percorsi trasparenti per chi arriva, evitando precarietà, ostacoli burocratici e differenze ingiustificate tra territori. La programmazione deve partire da una ricognizione puntuale delle necessità di ogni Regione e di ogni professione sanitaria».

IL PROTOCOLLO CON FNOPI: RECLUTAMENTO ETICO, COMPETENZE E SICUREZZA DELLE CURE
La rete associativa richiama il protocollo d’intesa triennale sottoscritto il 15 maggio 2026 con la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), rappresentata dalla presidente Barbara Mangiacavalli, finalizzato alla valorizzazione professionale, al reclutamento etico e all’integrazione qualificata degli infermieri provenienti dall’estero.
L’accordo pone particolare attenzione alla verifica dei titoli e delle competenze, alla conoscenza della lingua italiana, al rispetto delle procedure di iscrizione all’Albo secondo la normativa vigente, al tutoraggio, all’integrazione culturale e alla formazione continua, anche attraverso i programmi ECM. L’obiettivo è favorire percorsi di inserimento trasparenti e qualificati, capaci di tutelare i professionisti e garantire la sicurezza dell’assistenza.
«Il protocollo con FNOPI rappresenta un riferimento concreto per costruire un modello nazionale di reclutamento responsabile. Non chiediamo scorciatoie né deroghe che possano compromettere la sicurezza dei pazienti. Chiediamo procedure trasparenti, riconoscimento delle competenze, formazione linguistica e piena integrazione professionale. Il progetto del Veneto dimostra che questi elementi devono accompagnare ogni iniziativa di reclutamento internazionale. Ora occorre collegare le esperienze regionali a un sistema nazionale condiviso».

OLTRE 5.700 REPARTI E SERVIZI SANITARI SALVAGUARDATI: IL CONTRIBUTO DEI PROFESSIONISTI INTERNAZIONALI
Il ruolo dei professionisti sanitari di origine internazionale emerge anche nella capacità delle strutture di mantenere operative attività assistenziali in presenza di gravi carenze di personale. Secondo le elaborazioni AMSI-UMEM, dal 2023 a gennaio 2026 il loro inserimento ha contribuito a mantenere operativi oltre 5.700 tra reparti e servizi sanitari, evitando interruzioni delle attività assistenziali.
Un contributo che riguarda la continuità delle cure, la copertura dei turni e il funzionamento dei servizi ospedalieri e territoriali, soprattutto nelle realtà maggiormente esposte alle difficoltà di reclutamento. La rete associativa sottolinea tuttavia che il ricorso a personale internazionale non può sostituire gli investimenti necessari per rendere più attrattive le professioni sanitarie e trattenere gli operatori già presenti nel sistema.
«Dietro ogni reparto che continua a funzionare ci sono pazienti che possono ricevere cure e professionisti che garantiscono assistenza. Il contributo dei medici, degli infermieri e degli altri operatori di origine internazionale è già parte integrante della sanità italiana. Ma non possiamo limitarci a utilizzare queste competenze quando il sistema è in difficoltà. Dobbiamo costruire condizioni stabili, valorizzare le professionalità e garantire opportunità di crescita, rispettando anche le esigenze dei sistemi sanitari dei Paesi di provenienza. Il reclutamento deve essere etico, programmato e fondato sulla reciprocità».

DECRETO CURA ITALIA, L’APPELLO AL GOVERNO: «CHE FINE FARANNO I PROFESSIONISTI E I SERVIZI SANITARI ALLA SCADENZA DELL’ARTICOLO 13?»
La rete associativa e i movimenti richiamano l’attenzione del Governo e del Ministero della Salute sulla necessità di affrontare con urgenza il futuro dei professionisti sanitari di origine internazionale che operano in Italia attraverso le disposizioni dell’articolo 13 del Decreto Cura Italia. Una questione che riguarda non soltanto la continuità occupazionale di migliaia di operatori, ma anche il destino dei reparti e dei servizi sanitari che oggi possono contare sul loro contributo.
«Chiediamo urgentemente al Governo e al ministro della Salute Orazio Schillaci di programmare per tempo soluzioni concrete in vista della scadenza delle disposizioni dell’articolo 13 del Decreto Cura Italia. Che cosa accadrà ai professionisti sanitari che oggi lavorano grazie a queste norme? E quale sarà il futuro dei servizi che garantiscono attraverso il loro impegno quotidiano? Parliamo di un esercito spesso invisibile di professionisti che chiede diritti, riconosce i propri doveri e vuole costruire un futuro stabile nel nostro Paese. Riceviamo continue richieste di intervento e riteniamo indispensabile coinvolgere anche le rappresentanze diplomatiche dei Paesi di origine, per individuare percorsi chiari e condivisi».
«Apprezziamo le aperture delle Regioni verso i professionisti sanitari di origine straniera, ma non possiamo continuare a reclutare personale senza prevedere una sistemazione professionale stabile e duratura, nel pieno rispetto delle leggi italiane. Ci appelliamo al buonsenso e alla sensibilità istituzionale del ministro Schillaci affinché venga affrontata questa situazione prima che si trasformi in una nuova emergenza per gli operatori e per i cittadini. La continuità dei servizi sanitari non può dipendere da soluzioni temporanee prive di una prospettiva certa», sottolineano Foad Aodi e Nadir Aodi.

LE PROPOSTE: MONITORAGGIO NAZIONALE, FORMAZIONE E PARI OPPORTUNITÀ
Per la rete associativa e i movimenti, la priorità è costruire un sistema nazionale di monitoraggio dei fabbisogni, Regione per Regione e professione per professione, accompagnato da procedure omogenee di riconoscimento dei titoli, formazione linguistica, tutoraggio, contratti adeguati e collaborazione tra istituzioni, università e organismi professionali.
Particolare attenzione deve essere riservata alla valorizzazione dei professionisti già presenti nel Paese, alla formazione delle nuove generazioni e alla capacità delle strutture sanitarie di trattenere il personale, evitando che il reclutamento internazionale diventi una soluzione temporanea a problemi organizzativi irrisolti.
«Non vogliamo contrapporre infermieri italiani e infermieri di origine straniera. Bisogna investire sui giovani che si formano nelle nostre università, valorizzare chi già opera nel Servizio sanitario nazionale e offrire opportunità concrete a chi arriva dall’estero. Il Veneto può diventare un modello, ma i risultati andranno misurati sugli inserimenti effettivi, sulla qualità dei percorsi formativi e sulla capacità di trattenere i professionisti. La sanità italiana deve programmare, non rincorrere continuamente le carenze. La sicurezza dei pazienti, la dignità del lavoro e la qualità dell’assistenza devono restare al centro di ogni scelta. L’integrazione dei professionisti internazionali non è una concessione, ma un investimento sul futuro della sanità e sulla tutela del diritto alla salute», concludono Foad Aodi e Nadir Aodi.

UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – CO-MAI – UMEM – USEM – AISC NEWS – CISC NETWORK
redazione@aiscnews.it
Centro Medico Iris Italia – Roma

Tel. 06 8862793

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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