NOHA IRAQI SCRIVE… IL DONO E L’INGRATITUDINE
NOHA IRAQI SCRIVE… IL DONO E L’INGRATITUDINE
Non è doloroso dare senza ricevere, quanto lo è donare con tutto il cuore e ricevere in cambio ingratitudine; come se ciò che hai fatto non fosse mai esistito, come se le tue mani, tese per offrire aiuto, non si fossero mai protese, anzi, come se fossero state un pugnale conficcato nel loro petto.
Donare non significa sempre offrire denaro o un regalo avvolto in una bella carta. A volte, donare significa dedicare il proprio tempo a chi ne ha bisogno, offrire attenzioni senza che vengano richieste, stare accanto a qualcuno nei momenti più difficili della sua vita, oppure pronunciare una parola gentile quando il mondo intero sembra gravare sul suo cuore.
Doniamo perché amiamo, sosteniamo gli altri perché conosciamo il significato del bisogno e restiamo accanto a loro perché non vorremmo mai che qualcuno affrontasse il proprio dolore da solo. Eppure, a volte, si finisce per essere puniti proprio per la bontà delle proprie intenzioni.
Il problema comincia quando alcune persone si abituano alla tua generosità, fino a trasformare ciò che facevi per amore in qualcosa che considerano un loro diritto.
Dedicare loro il tuo tempo non basta: dimenticano che, per esserci, hai messo da parte i tuoi impegni.
Li sostieni quando sono a pezzi, ma loro dimenticano tutto, persino che un giorno sei stato tu ad aver bisogno di qualcuno che ti sostenesse.
Copri i loro errori e loro si mettono alla ricerca dei tuoi.
Perdoni più volte e loro scambiano il tuo perdono per debolezza.
E quando sei tu a sentirti stanco, non trovi altro che una domanda fredda: «Che cosa hai?», come se non avessero mai saputo quanto hai fatto per loro.
Ed è qui che arriva il vero dolore: l’ingratitudine.
Perché niente ferisce più di vedere coloro ai quali hai fatto del bene comportarsi come se il tuo aiuto fosse stato un dovere, o sentirli parlare in modo tale da farti credere che la tua presenza nella loro vita non abbia mai avuto alcun valore.
L’ingratitudine, però, non cancella ciò che hai donato; lascia soltanto una cicatrice nel cuore.
Quello che hai fatto non è stato inutile solo perché qualcuno non lo ha riconosciuto. Il bene che hai compiuto non perde il suo valore perché chi lo ha ricevuto ti ha ripagato con l’ingratitudine.
Non puoi controllare la memoria degli altri, né la loro coscienza, né la capacità di apprezzare ciò che hai donato loro.
Per questo, non permettere che l’ingratitudine di qualcuno ti trasformi in una persona dura e insensibile. Continua a donare, ma non a costo di sacrificare te stesso.
Sii generoso, ma non permettere a nessuno di prosciugare le tue energie.
Perdona, ma non trasformare il perdono in un’autorizzazione permanente a ferirti ancora.
Aiuta, ma impara a dire «no» quando la generosità diventa una forma di esaurimento e di sfruttamento.
Perché la vera generosità non significa tendere la mano fino a farla sanguinare, né restare sempre accanto a chi ti lascia cadere ogni volta.
Esiste una grande differenza tra donare e annullare se stessi.
E a volte il dono più bello che puoi fare a te stesso è smettere di dare a chi non vede nella tua generosità altro che un dovere, a chi si ricorda di te soltanto quando ha bisogno.
Non rimpiangere mai il bene che hai fatto, nemmeno se lo hai fatto a chi non lo meritava.
Non rimpiangere un cuore che ha amato, una mano che si è tesa verso gli altri, né un gesto nobile che hai compiuto.
Perché il bene che nasce da te è come la luce: non sempre ritorna a chi l’ha donata, ma continua a brillare, rivelando la nobiltà di chi l’ha generata.
Quanto a chi ha risposto alla tua generosità con l’ingratitudine, lascialo alla propria coscienza. Alcune persone riconoscono il valore di una benedizione soltanto dopo averla perduta e comprendono quanto vale una persona solo quando la sua presenza diventa un ricordo.
A volte, andarsene non è una punizione per gli altri, ma un modo per salvare se stessi da un luogo in cui ci si è abituati a prendere senza mai chiedersi: «Quanto è rimasto di te?».
E quando non sanno apprezzare la tua presenza, fai loro conoscere la tua assenza.
Donare è bello…
Ma ancora più bello è sapere a chi donare, quando farlo e quando fermarsi.
Perché anche il cuore che dona senza limiti ha bisogno di qualcuno che gli offra, a sua volta, un po’ di quella stessa generosità.






