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EGITTO, NUOVA SCOPERTA ARCHEOLOGICA NEL DELTA: A KOM EL-KHALGAN RIEMERGONO MIGLIAIA DI ANNI DI STORIA

EGITTO, NUOVA SCOPERTA ARCHEOLOGICA NEL DELTA: A KOM EL-KHALGAN RIEMERGONO MIGLIAIA DI ANNI DI STORIA

di Noha Iraqii

Una necropoli utilizzata dalla preistoria fino all’epoca greco-romana, un insediamento del Secondo Periodo Intermedio, tombe dell’epoca degli Hyksos, strutture della XVIII dinastia e una sepoltura infantile di età tolemaica. La missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ricostruisce una straordinaria continuità di insediamento nel governatorato di Dakahlia.

🇪🇬 EGITTO – Una nuova scoperta archeologica nel Delta orientale permette di attraversare millenni di storia egiziana nello spazio di un unico sito.

 

La missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità, impegnata negli scavi nell’area di Kom El-Khalgan, nel governatorato di Dakahlia, ha portato alla luce una vasta area funeraria le cui testimonianze si estendono dall’epoca predinastica fino ai periodi greco e romano.

Accanto alla necropoli è stata individuata anche una zona residenziale risalente al Secondo Periodo Intermedio, con strutture e reperti capaci di fornire nuove informazioni sulla vita quotidiana, l’economia, l’alimentazione e le pratiche funerarie delle popolazioni che abitarono il Delta orientale.

L’importanza del ritrovamento risiede soprattutto nella sua eccezionale profondità cronologica: Kom El-Khalgan sembra infatti documentare diverse fasi dell’occupazione umana della regione nell’arco di migliaia di anni.

DAL IV MILLENNIO A.C.: LE TESTIMONIANZE PIÙ ANTICHE

Secondo Mohamed Abdel Badie, responsabile del Settore delle Antichità Egizie presso il Consiglio Supremo delle Antichità, i reperti più antichi rinvenuti appartengono alla cultura del Basso Egitto, nelle fasi note come Buto I e Buto II, databili alla prima metà del IV millennio a.C.

Parliamo dunque di un’epoca precedente all’unificazione politica dell’Egitto e alla nascita dello Stato faraonico così come tradizionalmente lo conosciamo.

Gli archeologi hanno individuato semplici tombe costituite da fosse ovali scavate nello strato sabbioso. Al loro interno i defunti erano deposti secondo differenti posizioni funerarie, una varietà che potrebbe fornire informazioni preziose sull’evoluzione dei rituali e delle credenze delle comunità predinastiche.

I corredi erano relativamente semplici: piccoli recipienti di ceramica realizzati a mano e alcune conchiglie marine.

Particolarmente significativa è però la densità delle sepolture, che secondo gli archeologi suggerisce la presenza, già in questa fase antichissima, di una comunità numericamente importante nell’area.

UN INSEDIAMENTO DEL SECONDO PERIODO INTERMEDIO

La missione ha poi identificato una zona abitativa e un insieme di tombe risalenti al Secondo Periodo Intermedio, con una continuità che raggiunge il Nuovo Regno.

Sono emersi resti di edifici in mattoni crudi, silos destinati alla conservazione dei cereali, forni e focolari.

Non siamo quindi soltanto davanti a un luogo destinato ai morti.

Gli scavi stanno restituendo anche l’immagine della vita quotidiana degli abitanti del Delta: dove vivevano, come conservavano il cibo, quali animali consumavano e quali attività economiche svolgevano.

Tra i reperti figurano ceramiche, utensili in pietra e grandi quantità di ossa di pesci, uccelli e altri animali, materiali che permetteranno agli studiosi di ricostruire la dieta e le abitudini alimentari della popolazione.

LE MISTERIOSE PARETI ONDULATE

Di particolare interesse è inoltre il ritrovamento di una serie di muri ondulati o sinusoidali (“Sinusoidal Walls”), costruiti intorno ad alcune strutture residenziali e funerarie.

Si tratta di una tipologia architettonica conosciuta nell’antico Egitto e documentata soprattutto dal Medio Regno fino al Nuovo Regno.

Il loro ritrovamento contribuisce quindi a ricostruire l’organizzazione degli spazi e l’evoluzione architettonica dell’insediamento.

LE TOMBE DELL’EPOCA DEGLI HYKSOS

Uno degli aspetti storicamente più interessanti riguarda le sepolture databili dalla XV alla XVII dinastia e agli inizi del Nuovo Regno.

La scoperta conferma l’importanza strategica del Delta orientale durante il Secondo Periodo Intermedio, la fase della storia egiziana strettamente legata alla presenza degli Hyksos.

Il dato geografico è fondamentale.

Kom El-Khalgan si trova infatti relativamente vicino all’area dell’antica Avaris, nel Delta orientale, che divenne la capitale del potere hyksos in Egitto.

Le tombe rinvenute presentano differenti caratteristiche architettoniche e funerarie. Gli archeologi hanno individuato mastabe e tombe dotate di cornici, mentre le prime analisi mostrano differenze nelle posizioni dei defunti, nelle fasce d’età e nelle pratiche funerarie.

I corredi comprendono gioielli, amuleti, scarabei, utensili, armi in bronzo, recipienti ceramici e particolari bottiglie del tipo “Tell el-Yahudiya”.

Quest’ultima ceramica è particolarmente importante per gli archeologi perché rappresenta uno degli elementi caratteristici della cultura materiale del Secondo Periodo Intermedio e dei collegamenti che interessavano l’Egitto e il Mediterraneo orientale.

UNA TOMBA DEGLI INIZI DELLA XVIII DINASTIA

Gli scavi non si fermano alla fase hyksos.

Secondo Hisham Hussein, responsabile dell’Amministrazione centrale delle Antichità del Basso Egitto, la missione ha scoperto anche una tomba costruita in mattoni crudi e databile agli inizi della XVIII dinastia, cioè alla fase che segna la nascita del Nuovo Regno.

All’interno sono stati trovati recipienti ceramici e oggetti in bronzo.

Sono inoltre emerse le fondamenta di un edificio caratterizzato da spesse pareti in mattoni crudi. Sul pavimento sono stati rinvenuti frammenti ceramici e strumenti litici che consentono di collocare la struttura agli inizi del Nuovo Regno.

È un passaggio particolarmente significativo perché permette agli archeologi di osservare nello stesso sito la transizione tra il mondo del Secondo Periodo Intermedio e quello del nuovo Stato faraonico.

FINO ALL’EGITTO TOLEMAICO

Secoli e secoli dopo, Kom El-Khalgan continuava ancora a essere utilizzata.

Gli archeologi hanno infatti individuato sepolture appartenenti al periodo tolemaico, successivo alla conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno e alla nascita della dinastia fondata da Tolomeo I.

Tra i ritrovamenti più suggestivi compare la sepoltura di un bambino deposto all’interno di due anfore riutilizzate come contenitore funerario.

Non si tratta di un caso isolato dal punto di vista archeologico: la deposizione dei bambini all’interno di grandi recipienti ceramici è una pratica funeraria conosciuta nel mondo antico e documentata anche durante il periodo tolemaico.

A Kom El-Khalgan rappresenta però un’ulteriore prova della lunghissima continuità di utilizzo del sito.

UN ARCHIVIO DELLA STORIA DEL DELTA ORIENTALE

Il ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha sottolineato il valore scientifico della scoperta, evidenziando come essa possa contribuire ad approfondire la conoscenza della storia e dello sviluppo culturale del Delta.

Il ministro ha inoltre posto l’accento sul fatto che gli scavi siano condotti da archeologi egiziani, sottolineando le competenze scientifiche maturate dalle missioni nazionali nella ricerca archeologica.

Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha invece evidenziato come Kom El-Khalgan si stia confermando uno dei siti archeologici più promettenti del Delta orientale.

La sua importanza va infatti oltre la scoperta di singole tombe o singoli reperti.

Il sito sta fornendo una vera sequenza della presenza umana, attraverso la quale è possibile studiare l’evoluzione degli insediamenti, delle pratiche funerarie e del rapporto tra le comunità e l’ambiente naturale, dalla preistoria fino alle epoche greca e romana.

Ed è proprio questa continuità a rendere la scoperta particolarmente affascinante.

Nello stesso territorio si incontrano comunità vissute prima dei faraoni, durante il Secondo Periodo Intermedio e l’epoca degli Hyksos, agli inizi del Nuovo Regno e molti secoli più tardi nell’Egitto ellenistico e romano.

Migliaia di anni di storia sovrapposti nello stesso luogo.

E la ricerca non è conclusa.

Il Consiglio Supremo delle Antichità ha infatti annunciato che gli scavi a Kom El-Khalgan proseguiranno, con l’obiettivo di portare alla luce nuovi elementi e comprendere ancora meglio il ruolo svolto da quest’area nella storia del Delta orientale.

Fonte: Ministero del Turismo e delle Antichità della Repubblica Araba d’Egitto

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Noha Iraqi

Noha Iraqi... Laureata in Lettere... Scrittrice, poetessa, autrice di racconti, creatrice di contenuti e utente che carica contenuti.

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