I negoziati sul Libano entrano in una fase cruciale: la decisione si decide a Beirut, non a Roma, e il ritiro israeliano è in bilico

I negoziati sul Libano entrano in una fase cruciale: la decisione si decide a Beirut, non a Roma, e il ritiro israeliano è in bilico
Di: Hamed Khalifa, Agenzia di stampa Nova
I negoziati sul futuro del Libano meridionale sono entrati in una fase cruciale, con tutti gli occhi puntati su Roma. Tuttavia, fonti attendibili hanno confermato che i colloqui più decisivi si stanno svolgendo a Beirut, dove funzionari statunitensi e l’esercito libanese stanno discutendo gli aspetti operativi di un potenziale ritiro israeliano dalle prime due zone pilota nel sud.
L’agenzia di stampa italiana Nova ha riferito che gli incontri che si tengono presso la sede del Ministero della Difesa libanese a Yarzeh procedono parallelamente al sesto round di negoziati politici ospitato dall’ambasciata statunitense a Roma, con un coordinamento diretto e continuo con la presidenza libanese.
Secondo le fonti, gli incontri di Roma si limitano agli aspetti politici e diplomatici e alla definizione del quadro di attuazione dell’accordo raggiunto a Washington il 26 giugno, mentre gli incontri di Beirut riguardano i dettagli militari relativi al meccanismo di consegna delle aree all’esercito libanese in seguito a un eventuale ritiro israeliano. Fonti hanno confermato che il presidente libanese Joseph Aoun insiste su una chiara tempistica per il ritiro israeliano prima di procedere a nuovi round di negoziati. Hanno inoltre precisato che la delegazione libanese a Roma riferisce direttamente ai consiglieri militari presidenziali, i quali monitorano contemporaneamente i negoziati militari in corso a Yarzeh.
Questo processo assume particolare importanza in vista della prossima visita del presidente Aoun a Washington, il 21 luglio, dove è previsto un incontro con il presidente statunitense Donald Trump per discutere degli sviluppi della situazione in Libano.
Nello stesso contesto, le fonti hanno indicato una relativa riduzione del ritmo delle operazioni militari israeliane nelle ultime settimane, sebbene continuino gli attacchi mirati al rilevamento di trasferimenti di armi ritenute destinate a Hezbollah. Ciò coincide con il ritorno di alcuni sfollati nelle città del Libano meridionale, nonostante la persistente fragilità della situazione della sicurezza.
Il sesto round di negoziati a Roma si concentra sull’attuazione dell’accordo quadro firmato a Washington, che prevede un ritiro graduale delle forze israeliane da due aree pilota nel Libano meridionale, in cambio dell’assunzione della piena responsabilità della sicurezza da parte dell’esercito libanese. L’obiettivo è quello di aprire la strada all’estensione del meccanismo ad altre aree, dopo aver verificato lo smantellamento delle infrastrutture militari dei gruppi armati. Israele è rappresentato nei negoziati dal suo ambasciatore negli Stati Uniti, Yehiel Leiter, mentre la parte libanese è rappresentata dalla sua ambasciatrice a Washington, Nada Hamadeh Mouawad, e dall’ex diplomatico Simon Karam. La delegazione americana è guidata da Dan Hoeller, consigliere del Dipartimento di Stato americano e direttore ad interim dell’Ufficio di pianificazione politica.
Si stima che il successo della prima fase, che dovrebbe iniziare nella città di Zawtar, nel distretto di Nabatieh, rappresenterà la vera prova per trasformare l’accordo di Washington da un’intesa politica in una realtà sul campo. Tutto ciò avviene in un clima di diffuso scetticismo negli ambienti libanesi riguardo alla possibilità di successo di questi negoziati, date le complessità del contesto politico e di sicurezza.




