GIORDANIA, STRAGE DI CRISTIANI. AMSI-CO-MAI-UXU: «FERMA CONDANNA DEL TERRORISMO E SOLIDARIETÀ ALLA GIORDANIA

GIORDANIA, STRAGE DI CRISTIANI. AMSI-CO-MAI-UXU: «FERMA CONDANNA DEL TERRORISMO E SOLIDARIETÀ ALLA GIORDANIA»
FOAD AODI, KAMEL BELAITOUCHE, DAOUDI TILOUANI, HAKIM NESERAT, LEILA BELAITOUCHE, WAFAA NAHHAS E NADIR AODI: «NESSUNA FEDE GIUSTIFICA L’UCCISIONE DI INNOCENTI. SOLIDARIETÀ AL POPOLO GIORDANO. CRISTIANI E MUSULMANI UNITI CONTRO IL FANATISMO»

ROMA, 24 OTTOBRE 2026 – Un funerale trasformato in una strage, un luogo di preghiera violato dalla violenza. È quanto emerge dalle notizie sull’attacco del 23 ottobre in Giordania, nel governatorato di Karak, dove uomini armati aprono il fuoco durante una cerimonia funebre in una chiesa greco-ortodossa. Il bilancio riportato negli aggiornamenti è di otto morti e circa quaranta feriti. Le autorità giordane avviano le indagini per individuare i responsabili, mentre la tragedia colpisce una nazione da anni impegnata nella promozione della convivenza tra cristiani e musulmani.
Un’aggressione contro persone riunite per pregare e condividere il dolore, che rappresenta un attacco alla vita, alla libertà religiosa e al dialogo interreligioso, con il rischio di alimentare nuove contrapposizioni tra comunità religiose.
Di fronte alla tragedia, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini), il Consorzio Informazione Senza Confini CISC NETWORK e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE (UXU) esprimono ferma condanna dell’attentato e piena solidarietà alle famiglie delle vittime, ai feriti, al governo e al popolo giordano, nonché alla comunità giordana presente in Italia. La posizione comune richiama anche i principi del Manifesto Internazionale Interculturale Unione per l’Italia, fondati sulla convivenza e sul rispetto delle differenze.
A esprimere la posizione della rete associativa e dei movimenti sono il prof. Foad Aodi, medico ortopedico e fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO, docente dell’Università di Tor Vergata e presidente onorario CO-MAI; Kamel Belaitouche, presidente nazionale CO-MAI; Daoudi Tilouani e Hakim Neserat, vicepresidenti; Leila Belaitouche, coordinatrice della Commissione Donne CO-MAI, Wafaa Nahhas presidente dell’unione internazionale arabi del 48, e il dott. Nadir Aodi, vicesegretario generale AMSI e UNITI PER UNIRE, coordinatore della Commissione Gioventù di UXU.
AODI: «NESSUN DIO PUÒ GIUSTIFICARE IL TERRORISMO»
«Che cosa accade nella coscienza di una persona perché arrivi a sparare contro esseri umani riuniti per un funerale, in un luogo di preghiera? È un atto terroristico, disumano, satanico nella sua crudeltà, che rivela una gravissima rottura del rispetto per la vita. Ancora più inquietante è la convinzione degli estremisti che uccidere chi appartiene a una fede diversa rappresenti un dovere per una presunta causa superiore. Nessuna religione e nessun Dio possono giustificare l’assassinio di innocenti. Cristiani e musulmani devono condannare insieme questa ideologia fanatica, senza trasformare il dolore in odio reciproco», dichiara Aodi.
«Esprimiamo profonda vicinanza al governo giordano, a re Abdullah II, al popolo della Giordania e alla comunità giordana in Italia. Siamo uniti nella preghiera con le famiglie delle vittime. La Giordania rappresenta da anni un riferimento per il dialogo interculturale e interreligioso in Medio Oriente. Questo attentato colpisce anche quel patrimonio di convivenza che dobbiamo difendere insieme».
La posizione è condivisa da Kamel Belaitouche, Daoudi Tilouani, Hakim Neserat, Leila Belaitouche ,Wafaa Nahhas e Nadir Aodi, che ribadiscono la necessità di una risposta comune delle comunità cristiane e musulmane, con iniziative concrete di solidarietà alle vittime, tutela dei luoghi di culto e prevenzione dell’estremismo.
DIALOGO INTERRELIGIOSO, L’IMPEGNO DAL 2016
Aodi richiama l’esperienza personale e il percorso della rete associativa nella difesa dei cristiani in Medio Oriente.
«La famiglia Aodi ,palestinese e araba, è composta da cristiani e musulmani. Fin dall’infanzia sono cresciuto nel rispetto delle diverse fedi, imparando che la convivenza è un valore da praticare ogni giorno. È lo spirito che ci accompagna dalle numerose iniziative #Cristianinmoschea del 2016 alle #FestedelDialogo del 2017, attraverso incontri tra comunità religiose in Italia e in Medio Oriente. Non permetteremo che il terrorismo distrugga questi ponti».
«Servono solidarietà concreta alle famiglie, protezione dei luoghi di culto, contrasto all’estremismo ed educazione al rispetto delle differenze, soprattutto tra i giovani. La sicurezza e il dialogo devono procedere insieme. Non possiamo lasciare che pochi fanatici dividano milioni di cristiani e musulmani che desiderano vivere in pace».
«È importante ricordare che la CO-MAI, fondata nel 2008, riunisce fin dalla sua nascita uomini e donne di differenti appartenenze religiose e culturali: musulmani, cristiani, tra cui copti, ortodossi e maroniti, esponenti della comunità drusa e laici. Una realtà pluralista che testimonia concretamente come il dialogo e la convivenza non siano soltanto principi da difendere, ma valori vissuti quotidianamente. Questa è la nostra storia, questa è la nostra identità e questo è il modello di unità che continueremo a promuovere contro ogni forma di fanatismo e violenza religiosa», sottolinea Aodi.
ABUNA ABDO RAAD: «SOLIDARIETÀ ALLE VITTIME, NO ALL’ODIO RELIGIOSO»
Alla condanna si unisce Abuna Abdo Raad, religioso di origine libanese, membro del coordinamento del Dipartimento Dialogo Interculturale e Interreligioso di UNITI PER UNIRE e CO-MAI, che sottolinea:
«La nostra risposta è solidarietà concreta alle vittime e alle loro famiglie, e rifiuto di ogni violenza religiosa, senza trasformare il dolore in odio tra musulmani e cristiani».
«Continueremo a difendere i cristiani in Medio Oriente e ogni comunità perseguitata per la propria fede», concludono i nostri esponenti «La Giordania non deve essere lasciata sola. La memoria delle vittime ci impone di scegliere la vita contro la morte, il rispetto contro l’odio e il dialogo contro il terrorismo. Nessuna ideologia estremista può essere più forte della nostra comune umanità.
Musulmani, cristiani e comunità arabe uniti nella condanna senza riserve del terrorismo di matrice religiosa e di ogni forma di violenza. È questo il messaggio conclusivo della rete associativa e dei movimenti, che ribadiscono la necessità di difendere insieme la vita, la libertà religiosa e il rispetto reciproco. Nessuna fede può essere strumentalizzata per giustificare l’odio e l’uccisione di innocenti: il dialogo, la solidarietà e la convivenza devono prevalere su ogni forma di fanatismo ed estremismo.
UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
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